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25/Ago/14

Omelia del Vescovo nel I° anniversario dell’erezione in Cattedrale del Santuario a Maria Ss. Annunziata

Or è un anno, Maria SS.ma Annunziata,

da quando abbiamo eretto, qui in Cattedrale,

un Santuario a Te dedicato.

Nella Chiesa Madre della Diocesi

era giusto che Tu, Madre della Chiesa,

ci accogliessi come a casa tua, Nazareth.

Nei dodici mesi – come le dodici stelle che ti incoronano il capo –

Tu ci ha atteso, accolti, consolati.

Una reliquia della tua abitazione,

ora Basilica grande e casa comune dei pellegrini in transito,

è incastonata qui in Cattedrale,

nella lapide che ricorda la visita

che ti facemmo il 5 novembre.

Da allora, nella raccolta sera del gemellaggio,

questo nostro Tempio è anche Nazareth,

e noi ci sentiamo ancor più Tua famiglia,

Nazareth anche noi.

All’inizio della preparazione della Natività del Figlio,

gli animi scossi da tristi notizie,

qui abbiamo portato davanti a Te,

invocando luce sulla verità vera,

dono dell’amore autentico e reciproco,

dono dell’unità dei cuori.

E perché vivo, perenne, comunitario,

fosse quest’anelito

nella Solennità liturgica dell’Annunciazione,

è iniziata ad ardere la lampada triflamma

con l’olio delle nostre contrade,

offerto a turno Comune per Comune.

 

Accanto alla Tua Casa di preghiera,

il luogo delle nostre Assemblee,

la Sala Vescovile della Comunità,

Salone di festa e di pensiero,

di cultura e di arte,

di gioia e di incontro.

Ritroviamo in questi ricordi,

fili della memoria riconoscente,

la tua discreta presenza, come a Nazareth.

Non ci è difficile immaginare, le ore e giorni

vissuti in quelle mura,

sempre trepida per il Mistero che l’abitava,

sempre sollecita dell’umanità che l’incarnava e lo custodiva,

il Tuo e nostro Gesù, il Tuo e nostro Giuseppe.

Le faccende domestiche, le relazioni con i vaccini,

le preoccupazioni per un Figlio in crescita

e le premure verso uno Sposo speciale,

Ti hanno resa madre angelo della casa di tutti i tempi,

per questo non ci sarà stanchezza nei secoli per proclamarti beata.

Anche nell’ora oscura della prova

– i primi attacchi dell’odio verso l’amore,

la visita di sorella morte, lì dove abitava la Vita –

ti contempliamo forte nella fede.

Memori di questi misteriosi intrecci tra il bene e il male,

la luce le tenebre, la tenerezza e la violenza,

a segno e memoria deponemmo ai Tuoi piedi

una rosa d’oro e un proiettile disattivato.

Ti rinnoviamo la preghiera: coltiva l’amore, debella ogni seme di odio.

Lo chiede la fede, lo impone la ragione.

Soprattutto ne spinge l’odierna Solennità.

In questa Cattedrale, dedicata a Te, Assunta in cielo,

dal medaglione del campeggio al centro del soffitto della navata,

la forza che ti solleva e ti attrae verso il Cielo

sembra invitarci e quasi attrarci verso di Te,

perché con Te veniamo rapiti alla realtà invisibili.

Oggi tutto parla di luce, di vittoria, di speranza.

È luce divina, che debella quelle smorte

della terra che hanno luccichi fugaci e talora ingannevoli.

È la vittoria sul male e sulla morte,

che annienta le potenze del male.

È la speranza che dove Tu sei, anche noi,

con Te, come Te saremo,

sottratti ai limiti del tempo e alla orribilità della materia.


 

Di fronte a confusioni, create e alimentate per fini diversi

e talora perversi, Tu donaci la limpidità del pensiero.

A fronte di sconfitte cocenti, da noi o a noi procurate,

dona la fortezza della resistenza pacifica e abbandonata a Te.

Nei momenti dello sconforto e della rabbia,

alimenta la speranza e la certezza della difesa divina

e della Tua celeste protezione.

Donaci sempre pensieri di pace e mai confusionari.

Aiutaci a vivere sempre e con tutti il male con il bene.

Fa’ brillare la radiosità del Paradiso sulle nebbie della terra.

Donaci il gusto della pazienza e la forza dell’attesa.

I nostri occhi, anche quando lucidi di lacrime,

sappiano guardare con la benevolenza del Tuo figlio.

Le nostre azioni traccino sempre percorsi di vita e di gioia.

Il nostro tempo dedicato a contemplazione del cielo,

non invischiato solo ad orizzonti terreni.

Sia la freschezza della nostra preghiera

come la perseveranza di questa orchidea,

i cui colori di porpora e di movimenti leggiadri

dicano come Ti veneriamo,

come vogliamo essere a Te docili,

Madre di Dio, Madre della Chiesa, Madre nostra Annunziata e Assunta.

Amen.

___________

 


Allegati:

Apertura Causa Beatificazione di P. Ludovico Polat

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