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Immissione canonica dei nuovi parroci/3 – don Elvio Nocera nella parrocchia Maria Ss. Immacolata in Polistena

     Un lungo ed interminabile applauso ha accolto monsignor Francesco Milito, vescovo della diocesi di Oppido Mamertina – Palmi ed il sacerdote Elvio Nocera, al loro ingresso nella chiesa Maria Santissima Immacolata a Polistena, dove dopo qualche minuto, don Nocera è stato nominato parroco della stessa. Prima della celebrazione eucaristica che ha suggellato l’inizio del ministero pastorale del nuovo parroco, don Antonio Scordo predecessore di don Nocera si è rivolto al suo successore con parole premurose e calorose: «E’ la prima volta che assumi questo incarico, il più alto ed il più bello che Dio può donarti, esso esprime tutta la bellezza del ministero dell’essere preti, che si è a prescindere da qualunque nomina».

     Don Scordo ha poi ricordato i tempi in cui egli stesso ha animato la vocazione ed il discernimento di don Elvio affidandolo alla comunità di Polistena: «Don Nocera continuerà quel poco che ho iniziato io, dando un impulso nuovo». Il cancelliere, poi, ha letto il decreto di nomina del nuovo parroco e, terminati i riti esplicativi, un rappresentante della comunità di Polistena ha ringraziato il vescovo Milito per il dono di don Elvio.

     «Le grazie del Signore non sono finite». Prendendo ispirazione dalla S. Scrittura sono state queste le prime parole del neo parroco  che, ricordando la grazia vissuta con la celebrazione del primo Congresso eucaristico diocesano celebratosi dal 12 al 19 giugno scorso, ha prolungato il suo rendimento di grazie per la sua nomina a parroco della chiesa Maria Santissima Immacolata.  Don Elvio ha esternato la forte emozione provata alla richiesta del Vescovo di assumere il nuovo incarico pastorale riferendo l’unica domanda rivolta a mons. Milito: «È questa la volontà di Dio per me?».

 Davanti ad una chiesa gremita di laici provenienti da Gioia Tauro, dove don Elvio è stato vice parroco della chiesa Sant’Ippolito, e dalle comunità della Piana nelle quali ha operato in passato, il nuovo parroco, ha voluto ricordare e ringraziare tutti coloro che hanno contribuito al suo cammino vocazionale, a cominciare da monsignor Luciano Bux, predecessore di Milito. «Quello che sono stato e quello che sono oggi, lo devo a lui, Dio mi ha concesso il privilegio di instaurare un rapporto speciale con un uomo di Dio, un modello di libertà umana». Don Elvio ha poi rivolto pensieri celesti a don Adriano Raso con il quale ha mosso i primi passi da diacono e poi da sacerdote ad Anoia, a don Francesco Riso, che ha conosciuto nella chiesetta a Gioia Tauro dedicata alla Vergine Immacolata, dove andava da piccolo per partecipare alla messa. Da oggi, la stessa Vergine Immacolata che ha rapito il suo sguardo ed il suo cuore tanti anni fa, lo accompagnerà nella sua nuova esperienza da parroco. Infine, un caro ricordo per chi negli anni passati si è speso per la comunità di Polistena: don Giuseppe Falleti.

Infine, don Elvio ha esortato i giovani, in particolare quelli che ha lasciato a Gioia Tauro, ad osare  cambiamento, utilizzando la teoria della non rassegnazione di Robin Williams nel film “L’Attimo fuggente”. Ed ha concluso rivolgendosi alla nuova parrocchia: «Oggi io non prendo possesso di te, ma tu prendi possesso di me.»

     Nella sua omelia, invece, monsignor Milito ha tracciato due profili di parroci usando due immagini, quella della sentinella e quella del correttore. La prima immagine l’ha consegnata a don Antonio Scordo, nominato parroco della chiesa Sant’Ippolito di Gioia Tauro il giorno prima. «Un parroco deve essere sentinella per rendersi conto di cosa succede nella parrocchia e per rendere vigile la popolazione nell’amore di Cristo. La seconda immagine, quella del correttore, l’ha affidata a don Elvio spiegando che «correggere, significa correggersi insieme, nella riservatezza, cioè, aiutarsi nell’amore, perché nell’amore c’è la pienezza dell’essere cristiano. E la parrocchia è la casa fra le case e la famiglia delle famiglie».

Kety Galati

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In allegato il testo integrale del saluto di don Elvio Nocera:


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