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TERZO INCONTRO DI PREPARAZIONE ALLE NORME SU FESTE RELIGIOSE E PROCESSIONI

In preparazione alla pubblicazione del documento su “Principi e Norme per feste e processioni nella nostra Diocesi”, martedì 1 marzo presso l’Auditorium diocesano “Famiglia di Nazareth” si è svolto il terzo incontro seminariale dei tre previsti, dal tema “Le opposte santità”. Con gli Angeli e i Santi: San Michele Arcangelo e san Rocco.

Relatore dell’incontro il prof. Giorgio Otranto, professore di Letteratura cristiana antica presso l’Università di Bari, esperto mondiale del culto di San Michele.

Dopo il saluto del nostro vescovo Mons. Francesco Milito che ha presentato l’illustre ospite e il suo accompagnatore Padre Rocco Benvenuto, religioso Minimo, grande studioso di San Francesco di Paola, il relatore ha rilevato come la tematica sulle “opposte santità” discenda da interpretazioni, situazioni legali, motivi polemici non propriamente cristiani e che in realtà si dovrebbe parlare di “oppositae qualitates”, ad esempio riferendosi al serpente, simbolo del male ma da Gesù indicato con la sua qualità di “animale prudente”, o addirittura come tipo di Cristo. E così per gli apostoli Giuda e Pietro, l’uno traditore e l’altro che lo rinnega. Ha poi portato all’attenzione la statua della “Madonna del manganello” diffusasi in alcuni centri della Calabria durante il ventennio fascista con il nome che ricorda l’azione che è connaturale a tale oggetto nell’ottica dello spirito tipico di quell’epoca, facendo poi riferimento alla santità di San Pio da Pietrelcina e al sua carattere talvolta duro e alla santità e all’irruenza di san Francesco di Paola contro i vizi e i soprusi dei potenti.

Scendendo nello specifico della tematica il relatore riferendosi a san Rocco e ricordando i tratti più salienti della sua vita e della sua attività di taumaturgo, facendo riferimento al suo arresto per spionaggio, ha evidenziato come proprio per questo fatto egli sia diventato patrono dei carcerati con un abuso di questo caratteristica della sua vita.

E poi l’ampia dissertazione su san Michele Arcangelo, nella varietà dei suoi attributi, soprattutto avversario del male e del diavolo e guerriero e proprio per questo invocato nei riti di affiliazione mafiosa.

Riportando alcune affermazione di Falcone il professore ha evidenziato l’importanza di tali gesti nell’ambito mafioso, trattandosi di fatti estremamente seri che impegnano i mafiosi per tutta la vita, con l’osservanza di alcuni principi che costituiscono punti di onore e che vanno osservati anche a prezzo del proprio sangue.

Come esempio di opposte qualità il relatore ha infine indicato la teoria del cosiddetto “Malicidium”, elaborata da san Bernardo di Chiaravalle che, riprendendo il concetto di “guerra giusta” introdotto da sant’Agostino, teorizza che l’uccisione di un infedele, di un eretico o di un pagano – giudicati come nemici della fede – non deve essere considerata come un omicidio ma come un «malicidio», ovvero come l’estirpazione di un male.

E concludendo la sua relazione il professore ha evidenziato come tali aspetti possono alla fine essere interpretati o come caratteristiche legate al culto cristiano e come espressioni che la mafia usa per rafforzare le proprie certezze.

Il Vescovo, intervenendo per concludere, si è riferito al cammino di purificazione che la Diocesi sta facendo perché tutte le contraddizioni presenti nel nostro vivere cristiano siano eliminate. E in tale direzione sono andati questi due anni di digiuno di feste e processioni perché è necessario un percorso di educazione alla fede molto serio che va inteso come cammino per introdurci alla ricezione di quei cambiamenti che servono per la purezza della vita cristiana in un contesto in cui alcuni comportamenti della comunità cristiana sono un riflesso del nostro respirare un aria che spesso pura non è. Il Vescovo, a tal proposito, si è chiesto da che cosa dipenda nelle nostre zone un certo tipo di doppiezza e falsità delle persone che forse per essere vissute in un contesto omertoso agiscono non con omertà ma negando quello che cinque minuti prima affermavano.

Per questo è indispensabile che quanti hanno il desiderio di vivere bene secondo un certo tipo di santità facciano la loro parte perché la nostra realtà sia culturalizzata e si inserisca pienamente nell’alveo di una fede vissuta nella sua genuinità e purezza.

Riferendosi ad alcuni aspetti di certa religiosità vissuta che sono chiaramente in contrasto con la religione perché se Dio-è-vita, ciò-che-vita-non-è è contro Dio e deve essere messo da parte perché non è per niente secondo l’ordine della ragione e della fede, il vescovo ha concluso affermando che questo deve essere tenuto in conto soprattutto da chi ha compiti educativi, di auto alle generazioni perché questo ritorno ad una vita di fede più purificata contribuisca anche alla realizzazione di una giustizia più onesta in tutti i sensi.