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28/Mar/16

Il Vescovo presiede il Triduo pasquale in Cattedrale

Preghiera e meditazione hanno contraddistinto il Triduo Pasquale nella Cattedrale di Oppido Mamertina, momento da vivere «con grande raccoglimento, in profonda e permanente meditazione» come ha sottolineato il Vescovo durante l’omelia della S. Messa in Coena Domini, alle ore 18:00. «Ogni Eucarestia è sacramento dell’amore» e nell’esperienza cristiana un amore vero, autentico nasce dal sacrificio, primo fra tutti il sacrificio di Cristo sulla croce. Partire dall’esempio di Gesù, che si fa servo, è fondamentale per essere persone amorevoli, uomini e donne di carità. La lavanda dei piedi «non è un gesto di folclore, di curiosità […] ma memoriale che ci resta impresso tutto l’anno» e ci mette sulla scia di Cristo.

«L’Eucarestia esposta e venerata nell’altare della reposizione diventa una grande silenziosa parola per reimparare e ricordare cosa significa amare veramente».

Il Venerdì Santo è stato scandito da tre momenti: la Via Crucis al mattino e nel pomeriggio alle 16:00 l’azione liturgica. «Oggi in questo secondo giorno del triduo pasquale, la scena non è più di intimità né di raccoglimento sia pur teso, è un insieme di persone, di personaggi, di situazioni […] e tutto si gioca sulla legge dell’amore e sulla legge dell’odio», legge dell’odio che porterà alla morte del nostro Salvatore e Redentore che attua la legge dell’amore. Gesù «l’onnipotente per natura», non si oppone alla volontà del Padre «lascia fare non per debolezza, ma perché sa che la sua vicenda terrena dovrà passare attraverso questa contraddizione perché a distanza di tempo si potrà dire che quell’amore che la sera prima aveva anticipato con l’offerta della sua vita nel segno del pane e del vino, non era parole, era verità». Il terzo momento del secondo giorno del triduo è stato scandito dalla Via Matris al termine della quale il Vescovo ha rivolto un saluto al suo popolo evidenziando la coincidenza del Venerdì Santo del 2016 con il giorno caro agli Oppidesi il 25 marzo: Annunciazione del Signore, spostata liturgicamente al 4 aprile. Due giorni nei quali a Maria «è stato chiesto un sì, una disponibilità». Il Sì della giovinezza di Maria detto a Dio, «è un si che non inganna» ma che porta alla partecipazione al suo progetto; «Maria che ha dato nel suo grembo a Gesù la sua prima accoglienza» è la prima ad essere redenta dal Figlio.

 

 

L’ultimo giorno del triduo ha inizio sul sagrato antistante la Cattedrale: l’accensione del Cero Pasquale, le fiammelle delle candele che poche per volta illuminano la Chiesa, il canto dell’Exultet; il Cristo Risorto che ha vinto le tenebre ha portato un cambiamento; sottolinea infatti S.E., che «la storia non è più la stessa» perché testimonia la fedeltà di Dio alle sue promesse compiendo «il gesto più grande che poteva compiere […] la vittoria sulla morte». Successivamente, il Vescovo pone l’attenzione sul Cero  Pasquale che riporta l’immagine dell’Annunziata e dei Santi Patroni della Diocesi e ciò perché  «per capire Maria, per capire i Santi, bisogna partire da questo punto fermo: essi sono quelli che veneriamo, perché sono stati figli, testimoni della risurrezione, non quella storica, non quella fisica, ma nello Spirito; i santi si capiscono solo alla luce del mistero pasquale, i santi sono tante fiammelle […] accese al mistero di Cristo, che hanno rischiarato il mondo intero».

E alla fine l’augurio del Pastore al suo Popolo di essere «fiammelle che nel nostro tempo il Signore accende per dar luce al mondo. Ecco la consegna, fiammelle sì, ancora di più ognuno di noi un Cero Pasquale perché con la testimonianza e con l’esempio diamo al mondo quel supplemento di forza, di coraggio, di luce di cui ha bisogno, dal momento che tante volte queste cose vengono a mancare. Auguri di cuore, per questa Santa Pasqua, auguri di cuore per ciò che ognuno di noi può fare attingendo forza alle nozze dell’Agnello, alla luce del cero, al grande dono che Egli ci ha fatto morendo per noi».

 

Lucia Ioculano


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