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La solenne Concelebrazione Eucaristica con il Rito di Dedicazione della Chiesa Parrocchiale ‘San Gaetano Catanoso’ in Gioia Tauro

Un evento quello vissuto la sera del 20 ottobre che ha coinvolto tutta la Chiesa diocesana unitamente alle tre parrocchie di Gioia Tauro. Un giorno di grazia per la nostra Chiesa locale che nella Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dal nostro Vescovo Mons. Francesco Milito con il rito della Dedicazione ha fatto vibrare di gioia i cuori di quanti sono accorsi per rendere lode al Signore per l’apertura al culto della Chiesa Parrocchiale San Gaetano Catanoso.

Un rito richiamato nel suo significato dall’omelia del nostro Vescovo che ha spiegato che dedicare significa consacrare, rendere cioè una persona, un luogo offerta proprietà esclusiva di Dio, per sempre, rispetto a prima: nel caso specifico riscatto di un suolo da possesso illecito e privatistico per una destinazione sociale, a beneficio della Comunità credente e civile, ‘solido ammonimento alla conversione di tutti’. Più chiaramente il Vescovo ha affermato: ‘Questa non è la Chiesa dell’antimafia, eretta a dispetto di qualcuno, ma un dono, una offerta di grazia perché tutti si sentano accolti, specialmente i più bisognosi di misericordia. È una Chiesa per il culto in spirito e verità, che illumina i meandri oscuri dell’anima e li riscatta per il bene approdo di pace, di silenzio, di riconciliazione’. E perché ‘Chiesa di Dio’, che pazientemente, tutti aspetta per un abbraccio di padre è la Chiesa di tutti.

‘È casa di tutti – ha proseguito il Vescovo – … Casa di luce, Casa della verità, Casa della preghiera, Casa di preghiera per tutti i popoli, Casa di Dio; da tenda, dimora provvisoria e segno di un popolo in cammino, a tempio, casa, dimora stabile di Dio, della sua dimora. Perciò, cattedra di preghiera, di vita e di culto della Piana, quasi una stazione di servizio nei percorsi quotidiani della vita, un rifugio per fermarsi a contatto e colloquio con Dio’.

Soffermandosi su alcuni segni presenti nell’imponente edificio il Vescovo ha spiegato che la chiazza rossa che scende dall’altare è simbolo del sangue di Cristo versato per la nostra salvezza, ma anche ricordo di tutto il sangue versato per delitti atroci e vendette di odio, messaggio e ammonimento permanente perché non vi sia altro sangue versato che sarebbe ‘come sacrilegio una profanazione del tempio’. E poi il richiamo allo splendore dell’oro dell’ambone perché la Parola di Dio, come e più dell’oro, è per sempre, perché parola di vita eterna, luce e lampada ai passi dell’uomo.

Un’attenzione particolare per la Cappella del Santissimo, la Sala regia della Chiesa, ‘dove sui nostri volti – ha detto il Vescovo – si rifletterà il Volto Santo – il mandillion – caro a san Gaetano Catanoso – prete e cantore dell’Eucaristia: «Non nascondermi il tuo volto perché non sia come chi scende nella fossa» (Sal 142). «Il tuo volto, Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto»’.

Il vescovo si è poi augurato che la Chiesa, concentrato simbolico della storia, della fede, dell’arte del territorio pianegiano e aspromontano, diventi ‘una specie di scrigno della memoria dell’uomo che lo ha abitato, illuminata, recepita, redenta nella memoria di Dio Salvatore’ e che ‘oggi sia per Gioia Tauro il primo dei giorni della sua rifondazione morale e civile a partire dal primato di Dio, unico Signore da adorare e servire il quale è davvero regnare’.

Il Vescovo ha così concluso ‘Oggi sia il giorno di un piano nuovo per la Piana perché il toponimo Gioia diventa agionimo di letizia vera in Dio e in nessun altro’.

Cecè Caruso


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