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A Polistena il Vescovo presiede la solenne Concelebrazione Eucaristica nella festa di Santa Marina Patrona della Città

La sera del 17 luglio nel Duomo di Polistena il nostro Vescovo S.E. Mons. Francesco Milito con la partecipazione di tutto il clero locale ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica nella solennità liturgica di Santa Marina, Patrona della città, alla presenza di tutte le autorità civili. Un’occasione questa, per la parrocchia, unitamente alla festa dei giorni precedenti in onore di Maria SS. dell’Itria, per ripartire ed essere, con le parole di Papa Francesco, “Chiesa che serve, che esce di casa, che esce dai suoi templi, dalle sue sacrestie, per accompagnare la vita, sostenere la speranza, essere segno di unità… per gettare ponti, abbattere muri, seminare riconciliazione”.

Molto forti in tal senso sono state le parole del parroco Mons. Don Pino Demasi rivolte alla comunità polistenese nel saluto iniziale: “Costruiamo una città a misura d’uomo, che non sia né  luogo anonimo, dove regna la solitudine e l’indifferenza gli uni per gli altri, né tanto meno luogo di intolleranza e di conflittualità permanente, come ormai è diventata da qualche tempo la nostra Polistena”, richiamando la comunità religiosa e la comunità civile a dare un’anima, un volto rinnovato alla città: “Tutti dobbiamo sentirci corresponsabili nell’edificare una città a misura d’uomo, sempre più bella, ossia più vivibile, più accogliente, più solidale”.

Il Vescovo nell’omelia, riprendendo il vangelo proclamato della XVI Domenica del Tempo Ordinario si è riferito al momento in cui gli apostoli, precedentemente inviati in missione, in tirocinio pastorale, ritornano e in forma sinodale, insieme (nel testo greco), dicono a Gesù quanto hanno compiuto, quanto hanno fatto e certamente Gesù, come avviene da maestro a discepolo, sottolinea gli aspetti belli, mette in guardia contro altri, incoraggia per il futuro; ma soprattutto c’è un aspetto che spesso sfugge in questa lettura: è che Gesù certamente si prende cura anche delle loro di minime esigenze, facendogli probabilmente trovare lui stesso da mangiare. E poi dà una prima lezione invitando gli apostoli a venire in disparte, a riposarsi facendo capire che l’attività frutto della missione deve poi conoscere il riposo, lo stare in disparte, il riprendere in mano la propria vita, il guardare se stessi per poi guardare anche gli altri; tutto quindi in funzione degli altri, in questo caso la folla verso la quale il Signore  ha viscere di misericordia perché popolo sbandato, cioè che non ha nessuno che lo guidi, che si prenda cura di lui, pagina questa di una intimità bellissima e di una apertura altrettanto stupenda che ricorda come il Signore si prende cura di noi. Un esempio questo per chi nella Chiesa ha questo compito di pastore e nonostante gli imprevisti, le esigenze che vengono su, le richieste che si ricevono non si tira indietro, cerca il modo come venire incontro sull’esempio di Gesù ed il pastore di quella comunità diventa veramente il punto di riferimento.

Il Vescovo ha fatto comprendere che un tale impegno deve riguardare non solo i consacrati ma anche i laici, e per questo occorre dinanzi a Dio prendere coscienza dei limiti e quando si ha torto, riconoscere il torto e cambiare vita. “Il rientrare in sè e ricordare la propria responsabilità personale, porta – ha sottolineato il Vescovo – a fare della santità non un programma chissà di quali imprese particolari, ma una conseguenza logica dell’appartenere a Dio”.  È in forza della chiamata alla santità che la nostra vita che si ispira alla santità di Dio cerca di camminare in quella linea e di essere fedele alla propria missione e solo questo permette a una comunità di fare i passi degni dell’uomo perché sono passi che si fanno secondo Dio.

Ugualmente, anche gli stili e i codici delle strutture politiche e della stessa politica certamente sono validi solo se sono secondo Dio e “in questo – ha affermato il Vescovo – non conta sono credente oppure no. Al di sopra degli schieramenti ci sta il Signore Dio, questo mondo non lo costruiscono gli operatori sociali, ci è stato affidato dal Signore come amministratori delegati perché sui mandati iniziali possiamo essere appunto amministratori fedeli”. Ha invitato per questo tutti alla coerenza con se stessi, condizione questa per chiederla agli altri affermando che il termometro di una vita cristiana autentica non sono tante iniziative ma il modo come si vivono, alla luce del Vangelo e secondo il Vangelo.

 Ha richiamato poi un fatto della vita di Santa Marina per sottolineare come per seguire il Signore, costi quel che costi, i cosiddetti “folli di Bisanzio” o “santi di Bisanzio” pur di vivere in pienezza la loro vocazione alla santità se le inventavano tutte.  È così che una Santa anche titolare di una parrocchia e Patrona di una città diventa punto di riferimento e per questo tutti la devono invocare perché ella ispiri a ciascuno la via per diventare santi e poter influire nella società “facendo sì – ha proseguito il Vescovo – che il bene comune risponda non a giochetti di parte, di interessi e compromessi ma al bene supremo che il Signore desidera” riferendo questo modo di agire in questo tempo al lavoro del Sinodo diocesano in cui la nostra Chiesa locale vuole riuscire a capire  che cosa lo Spirito ci suggerisce per essere nella nostra Piana segno e attori di questo rinnovamento.

Il Vescovo ha invitato per questo a pregare Santa Marina chiedendo due grazie: la prima, la nostra via per essere santi, secondo la fantasia propria della santa Patrona, la seconda per la nostra Diocesi, il modo che il Signore vuole ispirarci per vedere come camminare per essere pienamente inseriti e coinvolti, fedeli e conseguenti, invocando il dono della fede, della speranza e della carità, certi che, nonostante i nostri limiti, il resto lo compie il Signore.

Ufficio Comunicazioni Sociali


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