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Celebrazioni dantesche ad Anoia

Il giorno 18 settembre 2021 alle ore 16,30 ad Anoia presso la Villa Comunale, per il settecentesimo anniversario della morte di Dante, si è tenuto un incontro dal titolo“ La Vergine Maria nella Divina Commedia”. Presenti numerosi cittadini, alcuni provenienti anche da altri comuni.

L’iniziativa è nata nel contesto della “Fondazione don Adriano Raso”, fautori il Parroco don Giuseppe Calimera e il Diacono permanente don Michele Vomera, i quali, in servizio pastorale presso le Parrocchie S. Nicola di Anoia e S. Sebastiano di Anoia Superiore stanno attuando con lodevole impegno una serie di piccoli progetti, che partendo dalla “cura delle anime”, si rivolgono all’attenzione concreta dei bisogni dei fedeli e dei cittadini. Il motto della fondazione “Mai senza l’altro” ne riassume l’ispirazione di fondo.

Il Tema centrale del convegno è stata esposto da don Cosimo Furfaro, Direttore dell’Istituto Superiore Teologico-Pastorale San Giovanni XXIII della Diocesi di Oppido-Palmi, ma il programma è stato arricchito e completato da un’altra interessante relazione su “Dante e la Calabria” tenuta da don Letterio Festa della Delegazione di Storia Patria per la Calabria e Direttore dell’Archivio Diocesano di Oppido-Palmi. Moderatore il dott. Francesco Giofrè, medico e già primario di Nefrologia presso l’ospedale di Vibo Valentia, socio fondatore dell’Associazione e cultore di Dante.

Il dott. Giofrè, in apertura del convegno, ha tenuto a sottolineare come nella fondazione l’aspetto assistenziale si integri con quello culturale richiamandosi all’enciclica di Papa Francesco “Fratelli Tutti” nella quale il pontefice ci esorta a “Promuovere il Bene Morale”.

Hanno preso poi la parola: il Sindaco Alessandro Demarzo che ha espresso il proprio compiacimento per l’iniziativa e il Parroco don Giuseppe Calimera che ha evidenziato l’importanza pastorale del convegno.

Entrando nel tema il dott. Giofrè ha cercato di sfatare un luogo comune che può frenare l’accostamento dell’interesse della gente alla figura di Dante e alla sua Opera. E ha richiamato l’attenzione dei presenti sulle lettere apostoliche di Paolo VI e papa Francesco.

Nella “Altissimi Cantus” Paolo VI ha definito il poema come “Una fonte di ricchezze spirituali alla portata di tutti”; nella “Candor Lucis Aeternae” papa Francesco ha posto in evidenza l’attualità dell’opera di Dante  per l’umanità del nostro tempo. “In quanto profeta di speranza”, ha scritto il papa, “Dante può donarci parole ed esempi che danno slancio al nostro cammino”. “La sua esperienza”, personale ed artistica,” Ci può aiutare a compiere il nostro pellegrinaggio nella storia.”

In “Dante e la Calabria” don Letterio Festa ha svolto un interessante excursus sulle fonti storiche che documentano l’interesse degli studiosi calabresi per l’opera di Dante. Ha parlato dei contributi di pensiero, di immagini, di spiritualità e di visione profetica che Gioacchino Da Fiore ha dato all’ispirazione del poema dantesco. Si è soffermato sui riferimenti diretti nella Divina Commedia a nomi geografici, vedi Catona, indirettamente Scilla, e a personaggi storici, come “Il pastor di Cosenza”, il cardinale Bartolomeo Pignatelli, che fece disseppellire il cadavere di Manfredi, perché scomunicato, gettandolo sulle rive del Garigliano. Don Letterio ha poi parlato degli interessanti riferimenti linguistici, termini correnti del nostro dialetto (ne ha contati 58) utilizzati da Dante nel suo poema a prova del contributo di parole che la Calabria ha dato alla nascita della nuova lingua italiana propugnata da Dante. Ha citato le opere di traduzione della Divina Commedia nel dialetto calabrese soffermandosi sugli autori del nostro territorio: il sac.Giuseppe  Blasi di Bellantone e il prof. Raffaele Zurzolo di Polistena. A conclusione Rocco Como, artista del luogo, ha letto le prime terzine dell’inferno nella traduzione del Blasi.

Nella relazione “La Vergine Maria nella Divina Commedia” don Cosimo Furfaro ha tracciato per grandi linee il viaggio di Dante attraverso i cerchi dell’Inferno, la montagna del Purgatorio e i cieli del Paradiso fino all’Empireo, sede di Dio e delle anime beate risplendenti nella “Candida Rosa” Ha tenuto a sottolineare come la vera ispiratrice dell’itinerario di salvezza del poeta non sia stata Beatrice, ma la Madre di Dio. Ha parlato dell’incontro di Dante con Virgilio come primo passo verso l’abbandono della selva oscura e l’inizio del cammino verso il “Dilettoso monte” fortemente ostacolato dalle tre fiere che in sequenza gli si facevano incontro minacciose.

Si è soffermato sulla descrizione della Montagna del Purgatorio con le sue sette cornici o balze circolari dove espiano la loro pena le anime che si erano macchiate distintamente di queste colpe. Ma ad ogni peccato, evidenzia il relatore, Dante contrappone le virtù di Maria.

Nel Paradiso, XI canto, parlando degli spiriti sapienti che Dante incontra nel cielo del Sole, il relatore si è soffermato sulla figura di S Francesco d’Assisi per dire come “Madonna Povertà” fu amata sposa e portata dallo stesso Cristo sulla Croce. Ha poi messo in rilievo come il mistero dell’Incarnazione del Verbo sia stato descritto da Dante “con profondità teologica unica e con accenti della più alta poesia”.  Ha quindi coronato l’intervento con “La preghiera alla Vergine” messa in bocca da Dante a S. Bernardo. E’ un canto sublime ha concluso l’oratore, in cui oltre al mistero dell’Incarnazione si adombrano altri due dogmi: quello dall’Assunzione e quello dell’Immacolata Concezione.

Rocco Como ha letto alle fine i versi danteschi della Preghiera alla “Vergine Madre”.

 

dott. Francesco Giofrè


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