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14/Mag/22

“La comunicazione creativa dell’insegnante di religione”, due giorni di formazione a cura del Servizio Regionale per l’insegnamento della Religione Cattolica

“La comunicazione creativa dell’insegnante di religione” è l’eloquente titolo di un evento fortemente voluto e organizzato dalla Conferenza Episcopale Calabra – attraverso il Servizio Regionale per l’insegnamento della Religione Cattolica – e indirizzato ai docenti di ogni ordine e grado. Il corso, che ha coinvolto le tre Metropolie calabresi – geograficamente rinvianti alla suddivisione della regione ecclesiastica – ha interessato la Metropolia di Reggio Calabria Bova nel secondo appuntamento, tenutosi il 9 e il 10 maggio presso l’Auditorium Diocesano “Famiglia di Nazareth” di Rizziconi, con gli interventi di S. E. Mons. Francesco Milito, Vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina – palmi, e del Prof. Franco Nembrini. L’incontro, che ha richiamato l’attenzione sul tema “La missione educativa: il senso, la bellezza e il rischio educativo”, ha visto come moderatore il Direttore de “L’Osservatore Romano” Andrea Monda, mentre è stato preceduto dalle parole di accoglienza e di tematizzata introduzione formulate da don Emanuele Leuzzi – Responsabile del sunnominato Servizio Regionale per l’insegnamento della Religione Cattolica – il quale ha messo in risalto la straordinaria e significativa portata, di natura formativa, caratterizzante l’iniziativa.

La partecipazione ha implicato la viva attenzione di tutti gli Insegnanti di Religione Cattolica, la cui gestione – nei diversi gradi e ordini di scuola – è affidata a Suor Tina Carbone, Direttrice dell’Ufficio Scuola della Diocesi. Il Vescovo ha rilevato il notevole impatto sociale e culturale – oltre che specificatamente ecclesiale – scaturito da un progetto che in Diocesi ha inteso coinvolgere e sollecitare tutti gli interessati Insegnanti. Ha inoltre posto l’accento sull’intrapresa esperienza delle Chiese di Calabria, secondo la feconda e audace logica sinodale – all’interno della quale la promozione dell’evento in questione si ritrova pienamente inserito – trattando al contempo la fondamentale importanza che tale dimensione assume per le tre Metropolie, quali comunità radunate e impegnate in un cammino che sia radicato nel territorio e ricercante al suo interno una più rafforzante coesione. Di notevole interesse si sono rivelate le argomentazioni con le quali Mons Francesco Milito ha messo in evidenza taluni fenomeni contraddistinguenti la contemporaneità, a partire dall’incalzante logica di un appiattimento del presente, unitamente al rischio della progressiva perdita dello slancio nella costruzione della memoria attraverso la consapevolezza della cultura. Nella complessità di tale ambito è stato evidenziato l’alto compito di tenere viva la coscienza critica, grazie alla rinnovata ripresa di uno strutturato percorso di recupero e di valorizzazione del patrimonio storico e artistico appartenente al contesto locale e regionale. Un approccio, questo, indicato come un privilegiato strumento in grado d’individuare e raccontare non solo la conoscenza delle precipue fonti storiografiche, ma anche le più ampie ragioni del territorio, quali ambiti applicativi capaci d’integrarsi nella ricchezza di un organico e dinamico percorso formativo.

E’ in questo complesso orizzonte di senso che il Vescovo ha inteso contestualizzare il sistema di rappresentazione che assume lo spazio nella storia dell’arte e della fede della tradizione della Chiesa, proposta all’uditorio come una categoria – teologica e pastorale – dalle molteplici forme di orientamento e di approfondimento catechetico e didattico. La sfida appunto per questo è lasciata cogliere nelle forme di una vera e propria missione educativa, che esponendosi anche all’incessante impegno della ricerca scientifica sappia esprimere il linguaggio del bello, attivamente aperto alle metodologie più rispondenti all’insegnamento della Religione Cattolica. Successivamente è stato possibile apprezzare Franco Nembrini, insegnante e scrittore, il cui denso e articolato intervento – sviluppatosi anche nel contesto del secondo giorno – ha strutturato considerazioni che con decisione hanno richiamato l’attenzione sulle grandi e urgenti questioni educative, correlate alle istanze delle più rinnovate modalità applicative dell’insegnamento. Alquanto efficaci sono state le indicazioni concettuali formulate a proposito di una testimonianza cristiana capace di attrarre e di generare fiducia, come a offrire la persuasione che il senso della verità e del bene – mai defalcato, ovviamente, dalla sensibilità al tema della bellezza – rappresenta l’indispensabile principio per attivare processi educativi aperti a un nuovo umanesimo.

In questo quadro interpretativo Nembrini non ha esitato a insistere sulla necessità di concentrare tempo e spazio intorno ai grandi interrogativi che si agitano convulsamente – e, al contempo, in modo sempre nuovo – nell’animo dei giovani, nel tentativo di esortarli fortemente a prendere la vita sul serio. Appare evidente che la pretesa non sia quella di fornire risposte – che assumono, peraltro, una valenza del tutto secondaria – ma piuttosto quella di suscitare e di animare il profondo desiderio di confrontarsi con la propria interiorità, consentendo ai giovani di crescere nella conoscenza della fede e di conseguenza nel senso di ciò che si è e che si fa. Emerge in questo contesto l’insostituibile valenza della passione verso la letteratura, intesa come possibilità che l’insegnante offre agli allievi per ritrovarsi e per riconoscersi, individuando quali privilegiati interlocutori i grandi maestri – ad esempio Dante – come indiscusse figure di riferimento che hanno sempre qualcosa da dire sulle modalità d’interpretare i reali meccanismi processuali che contraddistinguono la società civile di ieri, di oggi e di domani. Opportuna e interessante è da considerare anche la sottolineatura a proposito dei non sottovalutabili effetti della disgregazione dell’identità, non raramente incoraggiata da quelle dinamiche relazionali che non rinviano all’amore per la vita, mentre distanziano sempre più da ogni atteggiamento di curiosità per la cultura. La necessità di educare a non rompere il legame, con le più ampie e più sane interrelazioni sociali e ambientali nelle quali i giovani si trovano inseriti – aiutandoli, in questo modo, a sentirsi situati nella realtà creata da Dio – costituisce, appunto per questo, un impegno di scoperta e di approfondimento di una fede capace di rispondere al senso profondo della loro esistenza, come pure alla loro indiscussa capacità di giudizio e di meraviglia.

Il conclusivo appuntamento – che in piena continuità di contenuti ha visto lo sviluppo dell’area tematica intitolata “Il rischio educativo” – è stato ospitato venerdì 13 maggio presso la Basilica cattedrale di Reggio Calabria, che oltre allo stesso Prof. Nembrini ha visto come relatori S. E. Mons. Fortunato Morrone, Presidente della Conferenza Episcopale Calabra, Padre Antonio Spadaro, Direttore di “Civiltà Cattolica” e il summenzionato Andrea Monda.

Domenico Petullà

 

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