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Da Natale a Pasqua: non ha colori la pelle di Dio



 


 
Da Natale a Pasqua

    Non si era ancora del tutto spenta la luminosità diffusasi con il Tempo natalizio e richiamata nella Presentazione del Signore, appena qualche settimana fa, il 2 febbraio. A distanza di un mese esatto, dall’ultima domenica che ne chiudeva il ciclo con l’Epifania del Battesimo del Signore – il 13 gennaio – oggi, 13 febbraio, entriamo nel Tempo di Quaresima, così diverso, così austero rispetto alle trepide settimane di Avvento tutte protese alla nascita del Salvatore Bambino.
    I tempi liturgici si susseguono secondo tappe diverse da quelle, invece, più larghe che danno respiro al calmo avanzare del tempo, com’è nella nostra personale esperienza. Pur richiamandosi con coerenza all’interno e lungo lo sviluppo nella proposizione del Mistero del Signore, attualizzandone la grazia, soprattutto nell’intervallo Natale-Quaresima, si avvicinano o si distanziano a partire dalla data, fissa e mobile, secondo l’antico ciclo lunare della Pasqua. Ma nello svolgersi v’è un aggancio mirabile che supera i parametri della nostra misura del tempo per farne scoprire la corrente di grazia, che scorre continua a irrorare le sorgenti dello spirito.
    La luce, apparsa nella notte di Natale, va ad accendere diritta, come un baleno, la luce del Cero pasquale. Da questa, anzi, proviene, la vera scintilla per la prima. È dall’evento Risurrezione che riceve conferma definitiva la verità dell’evento Nascita. Ciò che si pone nel mezzo di tali eventi è preparazione, tirocinio, introduzione al loro nesso profondo. La mangiatoia di Betlemme, la tomba del Golgota, gli episodi e gli avvenimenti, i sentimenti e i personaggi, il vocabolario e le scene: tutto richiama e risponde a una perfetta simmetria che conduce alla sapienza divina nella sua cura per noi. Il Salvatore, contemplato Bambino a Natale, è il Crocifisso adorato Signore a Pasqua. L’intelligenza del Mistero ha da tener sempre uniti questi poli per coglierne la fecondità che racchiude. Analoga la conseguenza: il lavorio che ne impegna i giorni precedenti, ne impregnano i frutti di grazia e la continuità che vanno scoperti a beneficio della nostra crescita spirituale. Da Natale a Pasqua: non ha colori la pelle di Dio.

Quaresima di Solidarietà

    Con l’attenzione rivolta ai fratelli immigrati bisognosi la nostra Chiesa ha vissuto uno splendido Avvento di fraternità, conferma e segno sicuro di come è salda e ben fondata, per zelo dei Presbiteri, la dedizione di affiatate schiere di volontari, la generosità come virtù ordinaria di singoli e delle Comunità Parrocchiali. Ciò che parrebbe sopravanzato, resta a disposizione delle richieste permanenti. Ciò che possiamo ancora incrementare, diventa ora esercizio spirituale nel periodo quaresimale in coerente legame con il suo carattere penitenziale e battesimale. È la Parola di Dio che ci aiuta in ciò, sono le celebrazioni, le opere penitenziali e di carità che ne rendono fruttuoso l’esercizio nel clima puro della preghiera.
    Da qui l’invito, già aperto nel Messaggio di augurio e di ringraziamento. Natale 2012-Anno del Signore 2013, per una Quaresima di solidarietà con due prospettive chiare: la costituzione di un fondo di solidarietà che avrà nella Messa del Crisma il suo alto momento di segno di unità nella carità della nostra Chiesa e l’impegno affinché la parola e la realtà dell’emergenza immigrati scompaiano definitivamente e l’integrazione sia il nuovo nome della convivenza pacifica.
    La prima operazione – la solidarietà – ci responsabilizza personalmente: il gesto di carità, che nasce dal mettere da parte quanto è frutto della pratica del digiuno al pensiero del sovvenire alla necessità dell’altro, è atto non delegabile, da vivere nel segreto che solo il Padre conosce (cfr. Mt 6,18). L’esito finale, proprio al termine del cammino quaresimale e nel primo giorno del Triduo Sacro, si configura così come un vero esodo dal deserto dell’accartocciamento  ripiegato su se stessi verso la Terra della promessa liberazione interiore, come singoli e come comunità.

Quaresima di carità nell’Anno delle fede

    Son certo della risposta al nuovo invito, verso cui ci sentiremo più attratti dal Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per questa Quaresima ‘Credere nella carità suscita carità’, introdotto dalla premessa sviluppata nella presentazione. Tutto è centrato nell’Anno della fede: ‘La celebrazione della Quaresima ci offre una preziosa occasione per meditare sul rapporto fede e carità: tra il credere in Dio, nel Dio di Gesù Cristo, e l’amore, che è frutto dell’azione dello Spirito Santo e ci guida in un cammino di dedizione verso Dio e verso gli altri’.
    Da qui gli approfondimenti: 1. La fede come risposta all’amore di Dio; 2. La fede come vita nella fede; 3. L’indissolubile intreccio tra fede e carità; 4. Priorità della fede, primato della carità. Un’espressione – tra le tante di cui è ricco il testo – può essere assunta come immagine e sintesi: ‘L’esistenza cristiana consiste in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio per ridiscendere, portando la forza e l’amore che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio’.
    La seconda prospettiva – dall’emergenza all’integrazione – è di più complicata portata. Vi sono, infatti, coinvolti e interessati direttamente, tutti gli enti preposti alla cosa pubblica e al bene sociale, effettivo e stabile.
    A fondo di ambedue le prospettive sta la conversione: quella personale e quella comunitaria. La personale impegna il singolo nella e con la comunità credente, nella consapevolezza che ogni cambiamento radicale parte dal ‘sé’ e dal ‘noi’ in un’osmosi permanente con frutti che la grazia produce in chi s’incammina sulla strada del bene e la persegue con volontà decisa e sincera. Quella comunitaria riguarda l’agire e lo svolgimento delle mansioni d’ufficio personali e si risolve nelle trasformazioni del tessuto pubblico perché la civiltà dell’amore sia non uno slogan, ma una meta raggiungibile.
    D’altra parte, non vi sono cristiani che abitano in territori stranieri e lontani quasi che si svolga a distanza e da parte di altri quanto forma la trama della storia. I cristiani, con la loro santità e il loro peccato contribuiscono in modo permanente al benessere e/o al malessere pubblico. La santità, vissuta o respinta, ha incidenza evidente nell’autentico progresso. Il peccato personale è sempre un peccato sociale. La conversione personale è la più sicura forza per le trasformazioni sociali. Cambia il piano di lotta, il traguardo coincide.
Preghiera e conversione

    Per questo, proprio dalla fede nel Mistero Pasquale della morte e risurrezione del Signore e dalla radicale novità che ne plasma la vita, avvertiamo la grazia che ci circonda: ‘L’Anno della fede è un invito ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo’ (BENEDETTO XVI, Porta fidei, 6).
    Per questo ‘la Quaresima ci invita proprio, con le tradizionali indicazioni per la vita cristiana, ad interpretare la fede attraverso un ascolto più attento e prolungato della Parola di Dio e la partecipazione ai Sacramenti e, nello stesso tempo, a crescere nella carità, nell’amore verso Dio e verso il prossimo, anche attraverso le indicazioni concrete del digiuno, della penitenza e dell’elemosina’ (BENEDETTO XVI, Messaggio della Quaresima 2013, 3).
    Per la perseveranza nel compiere tali opere di bene, non fermandosi a un pur apprezzabile umanitarismo, il primato – ancora una volta e ogni volta che l’agire si qualifica come cristiano – va alla preghiera. Ci è stato ricordato proprio nella recente XXI Giornata Mondiale del Malato, quasi antivigilia e antiporta alla Quaresima: ‘Chi prega non spreca il suo tempo, anche se la situazione ha tutte le caratteristiche dell’emergenza e sembra spingere unicamente all’azione. La pietà non indebolisce la lotta contro la povertà o addirittura contro la miseria del prossimo, anzi ne è la sorgente. È venuto il momento di affermare l’importanza della preghiera di fronte all’attivismo e all’incombente secolarismo di molti cristiani impegnati nel lavoro caritativo’ (BENEDETTO XVI, Deus caritas est nn. 36 e 37, ripreso da CEI- Ufficio Nazionale per la Pastorale della Sanità, XXI Giornata Mondiale del Malato, il Buon Samaritano. ‘Va’ e anche tu fa’ lo stesso’ Lc 10, 37. Presentazione del tema, 4).
    Un tempo di grazia, si apre, dunque oggi per noi, nel quale il saldo tra la propria conversione e la trasformazione della società si fa obbligo di coscienza e patto di Popolo di Dio. L’alba nuova della Pasqua ci trovi, come già l’aurora di Natale, esultanti nella lode per aver saputo corrispondere agli inviti di rinnovamento che il Signore in forme modi premure continue ci invia perché per Lui e con Lui gustiamo la bellezza di una vita trasformata da risorti.
    Le motivazioni con cui il Santo Padre Benedetto XVI ha annunciato e commentato le sue dimissioni dal Ministero Petrino diventano in questa prospettiva una base per un forte e serio esame di coscienza: la conversione nella Chiesa indicata dalle sue analisi ci tocca di persona. Non serve prenderne atto riferendola agli ambienti che gli sono vicini. Piuttosto a noi per verificare la nostra posizione, se in qualche modo corrispondente al suo discernimento di Padre e Pastore universale della fede e dell’agire virtuoso di ogni seguace di Cristo. Per questo continueremo a pregare e ad attingere all’eredità del magistero e dell’esempio che ci lascia, pregando con la penitenza, propiziatrice della benevolenza celeste, perché lo Spirito invii alla sua Chiesa la guida di cui il nostro tempo ha bisogno. 

Oppido Mamertina, Cattedrale,
13 febbraio 2013, Mercoledì delle Ceneri.                    

 

 
 

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