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Il vescovo celebra la S. Messa di Pasqua nella Concattedrale di Palmi

                  Domenica 31 marzo, nella Concattedrale di Palmi, S. E. Mons Milito ha presieduto la solenne celebrazione del Giorno di Pasqua introdotta dall’aspersione con l’acqua in memoria del battesimo per  ‘ricordarci – come ha detto il Vescovo – che da quando siamo diventati figli di Dio, quell’esodo attraverso l’acqua del Mar Rosso  che il popolo eletto un giorno ha fatto, noi l’abbiamo compiuto nell’atto del Battesimo. Non avevamo coscienza piena, l’abbiamo capito dopo, ma siamo passati dalla schiavitù alla liberazione e questo solo per opera di Dio’.

‘Siamo abituati durante il corso dell’anno ad avere più familariatà con il Crocifisso che con il Risorso’, così ha esordito il Vescovo nell’omelia. Se si osserva solo il Crocifisso si ha però una ‘fede incompleta […] Noi il mistero di Cristo lo contempliamo se dal Crocifisso  passiamo a contemplare il Risorto’.  Segno della presenza di Cristo a Pasqua è il Cero Pasquale, ‘elemento artistico che nasce dal lavoro prezioso delle api, che riceve la notte di Pasqua una particolare consacrazione  attraverso le parole del celebrante che pronuncia: «Cristo ieri, oggi  e sempre nei secoli. Cristo, Alfa e Omega, Principio e fine della storia»’. 

             Il Vescovo ha poi parlato del mistero della sofferenza, ‘quella generale che interessa  tutti, ma anche quella che tocca da vicino persone in modo svariato, spesso con mali rarissimi. La sofferenza dei piccoli, degli innocenti, dei condannati senza alcun fondamento. Sono tenebre fitte, per qualcuno tanto da spingerli a gesti insani’.  Ma il cristiano, rinato nel battesimo e vivendo secondo il Risorto, è luce e                            ‘vive tutte le cose dell’esistenza con una carica e una forza nuova’. Un accenno anche al Vangelo di Giovanni:  Maria di Magdala che si reca al sepolcro non ‘per curiosità ma perché dentro avverte una spinta’ e che  ‘pur avendo visto la tomba vuota, ancora non avverte il dubbio positivo della  risurrezione, [….] gli stessi apostoli, vanno, vedono, ma ancora non possono credere’.

L’invito quindi ai fedeli a indirizzare gli occhi, la mente e il cuore a contemplare e chiedere come dono in questo giorno di Pasqua ‘che Egli, Risorto, faccia di noi, già risorti con lui nel battesimo e nei sacramenti, testimoni visibili e credibili della sua presenza’. Essere rinnovati per vivere questo Santo Giorno sconvolti,  ‘in positivo, certamente‘,  da questa Luce che ha invaso la nostra esistenza e  diventare  comunità di credenti che annuncia il Signore Risorto diffondendo ‘il buon odore di Cristo‘.

Al termine dell’omelia, S. E. ha rivolto ai presenti il suo augurio di Buona Pasqua ‘ con il realismo di ogni giorno’ e ‘con l’ottimismo del Signore’:  ‘Che questo periodo, che stanotte è iniziato e va avanti fino a Pentecoste,  possa, soprattutto con l’attenzione alla Parola di Dio, farvi gustare la bellezza di                         un’avventura nuova! La Chiesa nascente ha conosciuto l’ebrezza, l’euforia, l’entusiasmo di questo evento forte, insieme anche alle persecuzioni e alle difficoltà. Essere uomini e donne pasquali non vuol dire essere esenti dai limiti della storia, ma saper incontrare tutte queste realtà e viverle come il Signore le ha affrontate’.

 

Lucia Ioculano