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A Lamezia Terme il Convegno Regionale della Consulta per i beni culturali ecclesiastici in Calabria su

    Le dodici Diocesi calabresi negli ultimi due decenni, coordinate dall’Ufficio nazionale per i beni culturali della Conferenza Episcopale Italiana, hanno promosso innumerevoli iniziative per la conoscenza, la valorizzazione, la tutela e, non ultimo, l’uso pastorale e didattico del patrimonio culturale ecclesiastico. Ciò ha consentito il costituirsi di banche dati diocesane dei beni culturali ecclesiastici composte da decine di migliaia di schede e immagini dei beni culturali, esito di puntuali ricognizioni inventariali condotte capillarmente sul territorio: si tratta di strumenti informatici all’avanguardia che consentono e facilitano esperienze di studio e di ricerca, percorsi formativi e progetti educativi aventi per oggetto i beni culturali ecclesiastici.

    Al fine di promuovere la conoscenza di tali strumenti nonché di evidenziare le potenzialità didattiche di questo straordinario patrimonio culturale, la Conferenza Episcopale Calabra ha promosso a Lamezia l’VIII Convegno regionale sul tema I beni  storico-artistici delle Chiese di Calabria: una risorsa per l’insegnamento della religione cattolica.

    Il Convegno si è rivolto sia a Direttori e operatori impegnati negli Uffici per i beni culturali diocesani e in archivi, biblioteche e musei ecclesiastici, che agli insegnanti di religione cattolica: ai primi si è inteso fornire un aiuto concreto affinchè gli strumenti e i contenuti, di cui gli istituti  culturali ecclesiastici sono depositari, possano essere messi a disposizione di chiunque ne abbia necessità per motivi di studio, ricerca o altro; agli insegnanti di religione cattolica sono state illustrate le straordinarie potenzialità didattiche ed educative del patrimonio culturale ecclesiastico conservato nelle dodici diocesi calabresi.

   Lunedì 30 settembre il Convegno si è aperto la relazione introduttiva  di Paolo Martino, Direttore dell’Ufficio Regionale per i beni culturali ecclesiastici, e delle autorità ecclesiastiche e civili, tra le quali mons. Luigi Renzo, Vescovo delegato per i beni culturali ecclesiastici in seno alla Conferenza Episcopale Calabra, Francesco Mercurio, Direttore dell’Ufficio scolastico regionale in Calabria, e Mario Caligiuri, Assessore regionale ai beni culturali. A seguire gli interventi di mons. Gaetano Zito, Presidente dell’Associazione Archivistica Ecclesiastica, che ha relazionato sul tema Non archiviare la testimonianza e la trasmissione della fede, e di Rita Capurro, docente del Politecnico di Milano, su Narrazioni nel museo. Incontri con storie di questo e dell’Altro mondo.

  Mons. Zito ha sottolineato come gli archivi ecclesiastici, conservando le testimonianze delle tradizioni religiose e della prassi pastorale, contribuiscano efficacemente a far crescere il senso di appartenenza ecclesiale di ogni singola generazione e rendono manifesto l’impegno della Chiesa in un determinato territorio‘. Rita Capurro si è soffermata sul tema della narrazione museale intesa come strumento di mediazione dei patrimoni culturali: poiché il significato di un’esposizione museale è compreso dal visitatore in base ai canoni e alle strategie interpretative decise dalla comunità interpretante, ossia in base alla formazione sociale cui egli appartiene, ne consegue che l’allestimento museale, sia esso evocativo, didattico, emozionale o ‘per accumulo’, è il risultato di una realtà negoziata.

   Al pomeriggio i partecipanti hanno preso parte a tre distinti Laboratori tesi a presentare alcune buone pratiche in atto presso l’Archivio storico diocesano di Mileto, il Museo della Certosa di Serra San Bruno e l’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, al fine di illustrare operativamente agli insegnanti di religione come essi possano farsi promotori di percorsi didattici tesi ad accostare gli studenti alla realtà storico-artistica del territorio di appartenenza.

   Il secondo giorno la relazione di don Daniele Saottini, Responsabile del Servizio nazionale per l’insegnamento della Religione Cattolica CEI, ha offerto una puntuale lettura delle Indicazioni nazionali per l’IRC, tesa a sottolineare come l’insegnamento della Religione cattolica
sia ‘occasione per cogliere,  interpretare e gustare  le espressioni culturali e artistiche‘.

   Mons. Stefano Russo, Direttore dell’Ufficio nazionale per i beni culturali CEI, ha, quindi, descritto l’Inventario informatizzato dei Beni culturali ecclesiastici che le diocesi stanno realizzando con il coordinamento dell’Ufficio nazionale CEI: esso comprende  non solo opere d’arte di pregio ma anche oggetti liturgici d’uso quotidiano prodotti negli ultimi cinquant’anni, in ogni caso oggetti che invitano alla preghiera e alla contemplazione.

A don Letterio Festa, Direttore dell’Archivio storico diocesano di Oppido, è stato affidato il compito di presentare la scrivania virtuale, strumento attraverso il quale gli Uffici diocesani hanno la possibilità di attivare tutti i processi che consentono l’utilizzo dell’Inventario (ricerche tematiche, segnalazione di furto, procedimenti per il restauro o il prestito delle opere, cessione delle immagini, etc.).

   In conclusione, l’aver introdotto la formula del laboratorio, quale luogo di ricerca e di sperimentazione ha soddisfatto l’esigenza di sperimentare una modalità inedita e particolarmente accattivante di fare IRC, che ricorra all’arte quale strumento didattico, non confondendosi con una lezione di storia dell’arte o con un incontro di catechesi.

    L’arte costituisce una risorsa al tempo stesso biblica, teologica ed antropologica che introduce, attraverso la Bellezza, alla conoscenza del Mistero. A ciò si aggiunga che a scuola attingere all’arte cristiana assume anche un forte significato pedagogico, poichè significa condurre le giovani generazioni ad appropriarsi di un ricco patrimonio culturale da cui riaffiorano le radici della civiltà umanistico-cristiana.


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