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19/Apr/14

In cattedrale a Oppido la Messa Crismale di Giovedì Santo

      Ancora una volta, Monsignor Francesco Milito, Vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina – Palmi, esorta ed incoraggia i suoi sacerdoti a vivere il loro prezioso ministero nella fraternità ed in maniera credibile. Come se da buon padre volesse farsi carico delle loro ansie. Il Vescovo Milito, lo fa giovedì santo, mentre presiede la Messa del Crisma nella Cattedrale Santuario Maria Santissima Annunziata di Oppido Mamertina. Lo fa nel giorno in cui i sacerdoti rinnovano le promesse dell’ordinazione e si benedicono l’olio degli infermi, l’olio dei catecumeni e il crisma. «Si potrebbe dire – afferma il Vescovo nella sua omelia – che la natura santificatrice degli oli ha nei ministri consacrati gli strumenti umani perché passino a compiere la loro opera, tal che essi resterebbero non già privi della loro grazia, ma quasi inutili, non se non ci fosse chi sia loro servo».
     Durante la liturgia, concelebrata dai presbiteri con i diaconi di tutta la Diocesi, il Vescovo e pastore Mons. Milito rivolgendosi al presbiterio gli fa una difficile richiesta, ma non impossibile: «Aderire pienamente a Cristo modello, come lui vivendo, sganciati da se stessi, guidati solo dall’amore per i fratelli e non da interessi umani, sì da essere fedeli dispensatori dei misteri di Dio per mezzo della Santa Eucaristia e delle altre azioni liturgiche, e adempiere il ministero della parola di salvezza sull’esempio di Cristo, capo e pastore».
      Nella omelia  il Vescovo richiama il prossimo Primo Congresso Eucaristico diocesano, mentre il coro diocesano durante la Comunione canta per la prima volta, “Signore, tu lavi i piedi a me? Va’ e anche tu fai lo stesso”, titolo dell’inno del Congresso, scritto dal maestro, seminarista, Domenico Lando, il quale ha diretto lo stesso coro nella Cattedrale, gremita in ogni posto. E ai presenti il Vescovo chiede calorosamente di pregare per i propri sacerdoti «perché il Signore effonda su di loro l’abbondanza dei suoi doni, perché siano fedeli ministri di Cristo, Sommo Sacerdote e li conducano a lui, unica fonte di salvezza». Ancora per questo il Vescovo, chiede di pregare per lui «perché sia fedele al servizio apostolico, affidato alla sua persona e diventi ogni giorno di più immagine viva e autentica del Cristo sacerdote, buon pastore maestro e servo di tutti».
     Sua Eccellenza il Vescovo poi spiega che «a giusto titolo si dice che oggi è la festa dei sacerdoti, sì la loro, ma non da soli bensì con tutti gli altri fratelli del popolo di Dio. Ci sono due specifiche che evidenziano questa simbiosi, cioè il flusso che intercorre tra vasi comunicanti,  il “pregate per i vostri sacerdoti” e  il “pregate per me”, Vescovo, perché tra voi io sia chi devo essere».  Sua Eccellenza poi ricorda l’espressione che ci è cara e che ripetiamo sempre con affetto e con forte senso di appartenenza, a volte addirittura di appropriazione esclusiva, quasi indebita: i nostri preti, i nostri sacerdoti, il nostro Vescovo. «Forse mai come qui trova giustificazione e fondamento questo legame che ci impegna fortemente, e rende corresponsabili gli uni degli altri». Un modo per dire che presbiteri e laici hanno la stessa missione nella chiesa, ovviamente, con ministeri diversi. Un modo per dire che non esistono caste e gruppi chiusi nelle parrocchie ma comunione di intenti per fare esperienza e conoscenza di Gesù Cristo, nel perdono e nell’umiltà. «Anzitutto noi ministri del Signore, al servizio vostro, fedeli tutti, perché servi suoi», riflette Mons. Milito, aggiungendo che «se per nostra opera, venite santificati, dobbiamo trattarvi di conseguenza. Non ci è permesso, mai e per nessuna ragione, comportarci nei vostri riguardi smemorati di quel che siamo e di quel che siete diventati tramite noi. Non possiamo contraddirci assumendo atteggiamenti o seguendo comportamenti quasi che appartenessimo a due mondi differenti, distanti, e alcune volte, Dio non voglia, ostili, o addirittura nemici». Secondo il Vescovo, è inconcepibile che possano insorgere relazioni di distacco, di non sopportabilità, di giudizi gratuiti o poco fondati tra laici e preti, «se non di subdoli striscianti disturbi con forme da mobbing e, tutto evidentemente, in nome della fede».  «Ma quale?» si chiede lo stesso, elencando una serie di interrogatori provocatori. «Così riscrivendo inconsapevolmente, alcune pagine della passione di Cristo in edizione moderna? Com’è giustificabile essere ministri del perdono e attestarsi nella difficoltà, nella mancanza, nell’impossibilità ad agire da operatori di pace, a saperci perdonati, ma a comportarsi da giudici severissimi? Consapevoli dell’abbraccio della misericordia, ed essere incapaci o non riuscire a trovare una via per riallacciare relazioni serene e buone? Come essere convocati dalla Parola, per tutti vincolante allo stesso modo, e parlare lingue diverse, in una babele di incomprensioni permanenti? Come possiamo ritrovarci intorno alla stessa mensa e covare dentro sentimenti che rasentano un comportamento come quello di Giuda con Gesù? Come e perché non coltivare e sostenere stima reciproca e onorarsi, non con maniere formali, ma come espressione di vero autentico rispetto, dato e ricambiato? Come non desiderare il bene vero dell’altro e adoperarsi perché ciò avvenga?».
     Monsignor Milito si sofferma poi sulla sacralità, spiritualità, freschezza e fragranza del profumo del Crisma, sottolineando che «se il profumo impregna anzitutto chi lo usa, chi ne viene cosparso lo emana anche, sempre. Se tu profumi l’altro, vivi ed anche ti inebri del suo profumo. E poiché gli elementi base dei profumi, tra loro sapientemente miscelati, danno origine ad altri profumi, la loro descrizione nel metterli in commercio attinge al repertorio degli aggettivi che ne esaltano, qualità e differenze, novità e conferme, originalità ed esoticità. Eppure gli effetti, forti o soft che siano, non durano più di tanto. Son destinati ad evaporare, a disperdersi, ad essere assorbiti dalla pelle che traspira altri odori, per cui bisogna ripeterne l’uso ogni qualvolta se ne avverta bisogno o desiderio, fino ad esaurimento confezione, al riacquisto, e così via, e anche fino al cambio di prodotto o di ditta. Se sai che all’altro piace un particolare profumo, nell’occasione propizia, lo compri e lo regali, con sua vera soddisfazione al pensiero che ti sei ricordato di lui e ne hai assecondato i gusti». E scandisce: «Il profumo sacro del Crisma non ha di questi passaggi, belli ma impegnativi. Non è adatto più per gusto maschile o femminile, o di età e di condizione sociale. Il cristiano n’è unto per sempre, e più volte: nel battesimo, nella confermazione, nell’ordinazione presbiterale e in quella episcopale, e sempre con una gradualità significante e progressiva. Anche l’atteggiamento del corpo esprime una sapiente gradualità di comprensione, nelle braccia, o sostenuto dai genitori, al battesimo, in piedi alla cresima, in ginocchio all’ordinazione presbiterale ed episcopale». Il Vescovo, inoltre, parla alle famiglie, dicendo loro che «il Sacro Crisma non è destinato solo ai figli della Chiesa, ma anche ai luoghi dove questi figli dovranno ritrovarsi in e come famiglia, intorno all’unica mensa nella dedicazione di una chiesa o di un altare». Per Mons. Milito, «se più non avvertiamo questo profumo non è perché evaporato – è profumo spirituale, non naturale o artificiale che scompare per vari agenti – bensì perché il nostro olfatto soffre di qualche difetto o allergia interiore per cui bisogna liberarcene o ricorrere alle cure efficaci, che hanno un solo nome: respiro di fede, sguardo soprannaturale. È ovvio che quando questo profumo si diffonde e ci inebria, l’aria se ne impregna e tutti ne avvertiamo freschezza e fragranza».
     Nel congedo finale, la celebrazione si conclude con un particolare saluto che il Vescovo fa all’assemblea, «Profumati di Spirito Santo, andate e profumate di pace il mondo intero». In tal senso si entra pienamente nel mistero della morte e della risurrezione per proseguire, da consacrati e laici, consapevoli fino al Congresso Eucaristico. «Da oggi a giugno, nell’Anno della Carità, – conclude monsignor Milito –  allora, un unico giorno, un grande giovedì santo per aver in consegna, dopo i nostri dubbi chiariti dal Signore, le sue consegne di fuoco dell’amore».
 
Kety Galati
 

In allegato l’omelia del Vescovo
 
 

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