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17/Giu/14

1° Congresso Eucaristico Diocesano – [continua dalla prima parte dell’articolo]

Continua dalla prima parte      
 
      Kiko negli anni 60 era un giovane pittore già molto affermato in Spagna, per il suo talento, ma in profonda crisi esistenziale tanto da tentare il suicidio; però dopo un discorso di Giovanni XXIII che parlava della Chiesa dei poveri ha una illuminazione, e va ad abitare alla periferia di Madrid con gli ultimi (zingari, poveri, drogati, prostitute; etc.) pregando con la Bibbia e cantando i Salmi con la chitarra, e annunciando il KERIGMA, la buona notizia: Cristo è Risorto ed ha il potere di sconfiggere la morte fisica e ontologica che rende schiavo l’uomo e dà una natura nuova, porta al cambiamento radicale delle persone che lo ascoltano.
 
      L’Eucarestia è principalmente una esultazione, una risposta all’intervento di Dio, intervento di Dio che non è un idea, non è qualcosa di astratto, ma è un fatto storico, in cui c’è il cambiamento dell’uomo nella vita di tutti i giorni, e la chiamata a essere un segno di questa gioia regalata dall’Eucarestia. La prima Eucarestia l’ha fatta la Vergine Maria. All’annuncio dell’Angelo, Maria risponde: “L’Anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. Il Magnificat è una Berachà, una benedizione, una vera Eucarestia, una vera risposta di esultanza. L’Eucarestia è una risposta ed una proclamazione: Dio è intervenuto nella mia vita, mi ha tratto fuori delle mie schiavitù, e perciò confesso le grandezze che Dio ha compiuto “nella mia vita e in quella di tanti altri fratelli ” e rendo azione di grazie. Quindi l’Eucarestia è una proclamazione, una confessione di che Dio ha compiuto: quando Dio appare provoca una risposta nell’uomo e questa risposta è l’Eucarestia. Dio è un Dio dinamico non statico, è un Dio che passa e trascina con sé tutta l’umanità.
 
     La Chiesa primitiva non ha scritto niente, la prima cosa che ha fatto è stato: cantare, celebrare l’Eucarestia, esultare, proclamare le grandezze che Dio ha operato. La Chiesa primitiva ha celebrato l’Eucarestia e lì ha maggiormente percepito la resurrezione di Cristo, la comunione e l’amore tra i fratelli: “Amatevi come io vi ho amato da questo riconosceranno che siete miei discepoli”. Mangiare  lo stesso pane, bere allo stesso calice crea l’unità con tutta la Chiesa.
 
     La testimonianza si è conclusa con l’augurio che l’esperienza del Signore Risorto possa arrivare a tutti i cuori degli uomini della nostra Diocesi con l’aiuto anche della Vergine Maria che ha ispirato a Kiko il Cammino e nella riscoperta della bellezza dell’Eucarestia possano i fratelli in Cristo arrivare alla sua gloria formando un corpo visibile e unito del suo Amore. 
 
     Infine, la prof.ssa Lucia Ferrara dell’Azione Cattolica  ha ringraziato il Signore per tutte le cose che l’A.C. le aveva dato aiutandola a impegnare le sue energie per il servizio delle catechesi e come educatrice scolastica a dare una visione cristiana della vita ai suoi alunni, grazie anche all’Eucaristia che l’ha aiutata ad essere sempre  testimone credibile.
 
     Poi la solenne proclamazione del Vangelo di Luca  in cui il Signore invita i discepoli più grandi a diventare come il più piccolo e chi governa come colui che serve.
 
     Il nostro Vescovo nella sua omelia che ha esortato i presenti a farsi guidare sempre dal Signore perché “se la nostra esistenza si fa guidare dall’alto, tutto è evento di grazia e tutto quello che facciamo, acquista valore a i suoi occhi”. Poi l’invito a mettersi come Gesù per servire come egli ha fatto, lui che sta in mezzo a noi “come colui che serve”. Occorre per questo rivedere tanti nostri atteggiamenti, soprattutto nell’ambito della gerarchia perché le persone che nella Chiesa ricoprono gli incarichi più alti stanno avanti solo perché gli altri li possano seguire nel cammino verso il Signore.  In questo senso, il Vescovo ha affermato che la  lavanda dei piedi costituisce l’unico tipo di come essere Dio, inchinarsi davanti all’altro per lavargli i piedi. La preghiera, poi, va vista come opus Dei, cioè lavoro di Dio, pregando e insegnando a pregare, perché liturgia e vita siano un tutt’uno, perché se uno non prega bene, non vive bene e se uno non è umile, è impossibile che diventi servo. “Per questo abbiamo pregato – ha proseguito il Vescovo – perché il Signore ci aiuti ad essere servi”. In questo contesto anche il rinnovo del mandato ai lettori e agli accoliti istituiti è un richiamo al servizio, il lettore serve per la proclamazione della Parola, l’accolito serve alla mensa, ma tutti dobbiamo proclamare la Parola, tutti dobbiamo essere al servizio, pienamente inseriti nella storia perché “non ci può essere nel cristiano allontanamento dalla storia, abdicazione, ma tutti siamo chiamati ad essere servi di Dio e dell’uomo”. Un aiuto in questo ci può venire dalla preghiera perché essa è il respiro dell’anima, abbiamo sempre bisogno di pregare perché il Signore ci conceda il dono del servizio, solo la preghiera riesce a dare respiro a tutte le nostre situazione della vita. Per questo l’aiuto dell’Eucaristia, perché “tutti i ministeri prendono spunto dall’Eucaristia”. Occorre, per questo, riscoprire la domenica come Dies Domini: «Sia la domenica – ha esortato il Vescovo – veramente il giorno del Signore, perche da esso dobbiamo prendere spunto per dare il la alla nostra vita, la ricarica forte per essere suoi testimoni; nelle nostre menti risuoni sempre che la nostra giornata inizia là e solo così potrò vivere in Gesù quel servizio a cui mi richiama il suo dono fatto a tutti noi: “questo è il mio corpo, prendete e mangiate, questo è il mio sangue, prendete e bevete”».
 
      Dopo l’omelia i lettori e gli accoliti presenti hanno ricevuto il rinnovo del loro mandato ministeriale con la preghiera di benedizione del Vescovo. Infine il solenne rendimento di grazie al Signore, la preghiera conclusiva del Padre nostro, e l’esortazione del Vescovo a pregare durante l’adorazione eucaristica perché Gesù continua a vivere la sua passione in quanti soffrono, nei cristiani perseguitati, in quanti hanno problemi, in quanti si trovano nell’agonia dell’esistenza, perché il Signore li aiuti nelle varie situazioni, sempre certi della risurrezione.
 
 

     Il Vescovo, i ministri e tutti i fedeli sono entrati, a questo punto, all’interno della Chiesa dove è stato esposto il Santissimo Sacramento per l’Adorazione eucaristica che si è protratta per tutta la notte, mentre il coro cantava l’inno del Congresso Eucaristico “Signore, tu lavi i piedi a me?” perché tutti siamo coscienti che solo dall’Eucaristia possiamo attingere la forza  per  “andare e fare anche noi lo stesso”.

 

       Un‘occasione preziosa, quindi, per ritrovarsi con il Signore e trarre da questincontro nuova linfa, e come disse Pier Giorgio Frassati: “Dopola vegliin preghiera mi sentirò più forte, più sicuro e anche piùlieto”.

 
Diac. Vincenzo Caruso
Diac. Giuseppe Capitò
Mimmo Italiano
Gabriella Pappacoda
 

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