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L’immissione canonica di don Giovanni Battista Tillieci nella Parrocchia San Gaetano Catanoso di Gioia Tauro

 Accompagnato dal nostro vescovo Mons. Francesco Milito, ha fatto il suo ingresso nella Chiesa-Tenda di Gioia Tauro il nuovo parroco della Parrocchia di San Gaetano Catanoso, don Giovanni Battista Tillieci. Lo ha accolto il lungo applauso dei fedeli presenti, quelli di Gioia Tauro che nei tre giorni precedenti si sono preparati all’evento con la preghiera, l’ascolto della Parola e la riflessione sul sacerdozio ministeriale,  e gli altri fedeli, molti giunti dalla parrocchia di Molochio che tra qualche giorno sarà affidata al nuovo parroco, don Giuseppe Sabato.

All’inizio della solenne concelebrazione, alla presenza di numerosi sacerdoti e diaconi,  dopo l’affettuoso saluto di un membro della parrocchia che ha sottolineato le aspettative e le speranze che  tutti i fedeli della parrocchia ripongono nel nuovo parroco, dopo i riti esplicativi, don Giovanni Battista prendendo la parola ha fatto riferimento ad alcune parole del salmo responsoriale del giorno, il salmo 26, che invita a porre le proprie certezze nell’aiuto del Signore, a sperare in lui, gustando la sua dolcezza e la bontà. Ha poi, in breve, indicato i verbi che costituiranno il programma della sua nuova missione come parroco a Gioia Tauro, indicando nell’uscire dalla sacrestia, e nel cingersi del grembiule, lo stile che connoterà il suo nuovo servizio pastorale, il tutto contraddistinto dal sapersi porre in ascolto delle persone, soprattutto là dove uno si trova ferito nella propria vita, mostrando a tutti il volto misericordioso e compassionevole del Signore.

Il vescovo nella sua omelia, traendo spunto dal vangelo del giorno (Lc 4,31-37) ha sottolineato che, come discepoli della Parola, occorre porsi in questa chiesa-tenda, novella sinagoga come al tempo di Gesù, in ascolto della Parola per comprendere quali siano le funzioni più importanti di chi guida il popolo di Dio e di come il popolo deve percepirsi, aiutati in questo dai due gesti che Gesù compie, gesti salvifici che solo Dio può compiere. Il primo, il parlare con autorevolezza, tanto da lasciare pieni di stupore quelli che lo ascoltano, perché Gesù parla da Dio, perché è Dio, intercettando le più recondite aspirazioni dell’uomo, che, ascoltandolo, si rende conto che quelle sono parole vere, perché “parole di vita eterna” che non mutano e sono degne di affidamento. E’ in questo contesto, che ci presenta Gesù come maestro, che egli compie il miracolo della liberazione dell’uomo posseduto dal demonio, nello stupore dei presenti, aprendoli alla fede. Il vescovo ha così osservato come in questo vangelo si possono trarre due indicazioni valide anche per Gioia Tauro: la prima, perché il presbitero è chiamato ad essere maestro del suo popolo nelle cose di fede, nelle realtà che riguardano Dio, strumento attraverso il quale il Signore passa. Questo il primo compito, sapendo bene che tanto più si è maestri quanto più si è  discepoli. Per questo l’invito a don Giovanni Battista ad attingere la forza da Gesù Eucaristia, per essere un sacerdote secondo il cuore di Dio, perché attraverso il sacerdote si coglie la parola di Dio che passa attraverso i tempi in ogni luogo. In secondo luogo, il sacerdote è chiamato ad essere uno che lotta il male, il demonio, che si presenta come angelo della luce, ed è presente anche a Gioia Tauro, in tutte le forme il cui il “male” opera, col rischio di vanificare il messaggio della Parola, facendo sì che la bugia, e quindi il demonio, abbia il sopravvento. Per questo l’invito al nuovo Parroco ad essere il maestro del vero, perché il falso non prevalga, perché tutto questo contribuisce a costruire l’identità del cristiano, come afferma san Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi dicendo che occorre che nella comunità si viva con sobrietà, come figli della luce, rapportandosi in tutto al Signore Gesù. “Questo è lo scopo della tua missione – ha aggiunto il vescovo – far comprendere che bisogna essere cristiani sempre, vivendo il tempo di Dio nella realtà di ogni giorno perché il cristianesimo sia incarnato e diventi strumento di crescita umana e spirituale. Queste sono le coordinate che il Signore ti dona all’inizio di questa tua nuova missione”.

Il vescovo, a questo punto, per meglio contestualizzare la nuova nomina di don Giovanni Battista ha sottolineato che il passaggio in atto dall’anno scorso a Gioia Tauro, con il ricambio dei parroci, non perché i precedenti non fossero all’altezza, si è reso necessario perché  a Gioia Tauro, che si trova al centro non solo geografico della Piana ma anche per alcuni aspetti negativi,  è indispensabile un più ampio piano pastorale perché la Chiesa viva pienamente se stessa nell’unità di intenti e nella collaborazione reciproca tra le varie Parrocchie per far sì che la città respiri piste pastorali unitarie, cosa che con l’auspicabile venuta dei salesiani si potrà realizzare, facendo sì che Gioia Tauro diventi un fiore all’occhiello per attività e stile pastorale.

Il vescovo ha aggiunto che per questo non bastano solo i capi, ma ci vuole la collaborazione di tutta la comunità, spiegando a questo punto il senso della successione nella guida delle parrocchie della Diocesi, richiamando la vita itinerante di Gesù e l’invio dei suoi discepoli a predicare in tutto il mondo, lontani dalla proprie case, per far capire che il regno di Dio passa certamente attraverso di noi, ma che non ci appartiene e che lo spirito di servizio deve essere per i sacerdoti la loro dimensione più ampia, fondamentale e che “in questo sta la nostra pace e la nostra saggezza”. Occorre, inoltre, comprendere che in questo cambio le comunità si rinnovano perché è evidente che ognuno porta nel campo affidatogli, se lo vive secondo Dio, la freschezza delle origini. Per questo S. E. ha invitato i fedeli della parrocchia ad una maturazione di Chiesa, comprendendo che il “Piano Gioia Tauro” richiede dopo l’unità dei sacerdoti, la collaborazione di tutti i fedeli, evitando steccati, divisioni tra le parrocchie in un contesto in cui i problemi sono gravissimi, superando nella carità i problemi che il distacco da un parroco comporta, per costruire veramente la Chiesa e comprendendo allora come il Signore fa grandi cose, nonostante i nostri metri di giudizio spesso riduttivi.

Avviandosi alla conclusione il vescovo ha evidenziato come certamente la nuova immissione canonica costituisca un evento storico non solo per la vita di un sacerdote ma anche per la comunità. E richiamando alcuni fatti della vita di san Gaetano Catanoso, il vescovo ha messo in risalto lo spirito di umiltà e di ubbidienza che ho ha guidato nella sua missione di sacerdote. “In questo incontro tra la santità del sacerdote e la santità del popolo di Dio, – ha detto il vescovo –  in questo procedere, in questo maturarsi, in questo accogliersi, si fa unità, si fa Chiesa che dà quanto di meglio può dare, inseriti sempre nel Signore, sempre legati all’ascolto della sua Parola”. A don Giovanni Battista, nel ringraziarlo per la sua disponibilità, ha, a questo punto, augurato che san Gaetano Catanoso sia “il tuo padre spirituale, il tuo confidente, imparando da lui che cosa significhi essere sacerdote santo e comunità che guidata da sacerdoti santi va avanti per costruire il regno di Dio. Questo vuol dire per tutti vivere sempre e in modo permanente “l’essere di Dio”, figli della luce, candela accesa al cero pasquale per contribuire a rendere meno tenebroso il nostro mondo”.

Dopo aver salutato i molochiesi presenti, di cui ha sottolineato lo stile con cui hanno vissuto questo momento di passaggio di parroci, segno di una Chiesa che vuole andare avanti e progredire nella carità, il saluto finale del vescovo ai fedeli della parrocchia di San Gaetano Catanoso con l’invito ad andare avanti per costruire insieme “la citta di Dio” e il saluto al sindaco di Gioia Tauro presente, “in questa unanime convergenza per il bene comune che deve animare tutte le istituzioni presenti nella citta”. 

Cecè Caruso 

 

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