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15/Ott/15

Inaugurazione della Scuola di Formazione per Animatori Vocazionali e Parrocchiali istituita dal direttore del Centro Diocesano Vocazioni don Gaudioso Mercuri.

Sabato 10 ottobre al Centro del Laicato di Gioia Tauro S. E. Mons. Francesco Milito ha inaugurato e dato ufficialmente il via alla “Scuola di Formazione per Animatori Vocazionali e Parrocchiali” che il Direttore del Centro Diocesano Vocazioni , don Gaudioso Mercuri, ha istituito ritenendo fondamentale anzitutto per i membri stessi del CDV ricevere una formazione adeguata che, insieme alla preghiera, che è nostro nutrimento vitale,  consenta loro di conoscere più da vicino il cammino dell’animatore. Nel presentare brevemente il programma della Scuola, don Gaudioso ha ricordato che si tratta della prima in Calabria e della seconda in Italia e che  godrà del contributo formativo di alcuni sacerdoti della nostra Diocesi, di esperti nell’ambito socio-psicopedagogico, e dell’ANSPI che, insieme, cercheranno di coinvolgere i partecipanti per creare, attraverso questo cammino, gruppi capaci di coltivare semi di vocazioni nelle parrocchie e nella Diocesi.

Don Gaudioso ha ringraziato S. E. per la sua presenza ed il suo sostegno congratulandosi, inoltre, con lui per il nuovo incarico ricevuto come membro nella Commissione Episcopale CEI per la Cultura e le Comunicazioni Sociali.

Sua Eccellenza nel ringraziare anzitutto il Signore per quanti oggi collaborano al servizio della nostra Diocesi, ha sottolineato quanto l’unione, la collaborazione, il camminare insieme renda efficace ciò che si vuol fare. Il Centro Diocesano Vocazioni, è un centro di grande esperienza spirituale autentica e, quindi, è per questo al servizio della Chiesa.

L’intervento di S. E. ha voluto essere, come lui stesso ha precisato, “più che una lectio magistralis, un’elevazione spirituale, una proposta di meditazione”. Per far ciò ha ritenuto opportuno e quanto mai calzante avvalersi del testo del Vangelo di questa XXVIII Domenica del Tempo ordinario (Mc 10, 17-22). Particolarmente alcuni aspetti di questo Vangelo hanno aiutato ciascuno dei presenti ad interrogarsi, a riflettere sul percorso appena iniziato.

“Quando si parla di vocazione – ha detto Sua Eccellenza – si pensa che a chiamare, a prendere l’iniziativa sia sempre Dio. Tanti sono i modi ed i contesti in cui può accadere di essere chiamati: può accadere in famiglia, può essere una proposta che ci viene fatta e sulla quale poi pensi, rifletti; sarà un evento che ti capita che diventa poi parola di Dio, sarà qualcosa di negativo che ti spinge in qualche modo a fare una sorta di “bilancio della tua vita”. Paradossalmente però,  in questo Vangelo, il chiamato sembra ritrovarsi ad essere colui che prende l’iniziativa per essere chiamato spinto da quel desiderio sincero di tendere a ciò che nella vita è fondamentale. “Maestro buono cosa devo fare per avere la vita eterna?” Punto cardine di ogni vocazione: chiedere a Dio cosa devo fare! Con grande sapere ma anche con estrema semplicità Mons. Milito ha saputo trasmettere ai presenti quanto fondamentale sia nella vita mettere Dio al primo posto, chiedere a Lui aiuto, lasciarsi guidare completamente lungo il cammino della nostra vita, quella vita che Lui già ben conosce. Il Signore non manca mai di dare risposta, di indicarci la via da seguire e sempre lo fa considerando non i limiti dell’altro ma le sue  positività. “Se queste ci sono- ha detto S. E. – si confermano se non ci sono si recuperano”. E continuando a scorrere le parole di questo straordinario Vangelo, Mons. Milito ha posto l’attenzione dei presenti su quei tre verbi che appartengono – come lui stesso ha riferito – al vocabolario di ogni chiamata: fissare, amare e dire. “Gesù fissa, entra nel cuore della persona attraverso gli occhi;  ama, perché al di là delle apparenze Gesù ama, quasi a voler dire molto prima di ciò che ascolterai: “sappi che tu sei in me ed io comincio ad entrare in te. Ed infine dice e quel suo dire è la risposta. E Gesù dice “Una sola cosa ti manca, và vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi, vieni e seguimi”. A questo punto tutto cambia, ecco subentrare la difficoltà di staccarsi da tutto per seguire il Signore, l’incoerenza nel non saper confidare pienamente in Dio  dimenticando che ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio. Accade infatti che quest’uomo se ne va scuro in volto e triste. Era attratto da Gesù ma se ne è andato. L’invito a seguirlo è significato allontanarsi da Lui.

“Fare gli animatori – ha detto S. E. – richiede prima di tutto un essere radicato profondamente in Dio. Se non c’è questo radicamento di fondo potremo fare gli animatori ma non centreremo mai l’obiettivo. E’ necessario che facciamo di Dio l’unica ricchezza della nostra vita. L’animatore è credibile per ciò che è e non per ciò che fa. Se ami Dio per primo allora puoi essere un animatore perché ciò che fai nasce da ciò che sei ed è credibile!” Se ti metti alla sequela di Dio non puoi sbagliare. Con le Sue mani non può che tirarne fuori un capolavoro”. Tuttavia viviamo in un atteggiamento di incredulità costante,  gli stessi discepoli nella seconda parte di questo vangelo è come se dicessero a Gesù  “noi abbiamo fatto ciò che ci hai detto, abbiamo lasciato tutto e ora?” E Gesù ancora una volta ribadirà un concetto fondamentale e cioè che nessuno che ha scelto di lasciare tutto a causa Sua e del Vangelo non abbia già ricevuto “ al presente cento volte tanto […] insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna”. “Questa la grande pedagogia di Gesù – dice Mons. Milito – chi lascia tutto per il tutto, tutto ritrova in un altro modo. Di questo certamente fanno esperienza tutte le persone consacrate, quelle di speciale consacrazione, gli appartenenti agli istituti maschili e femminili e anche le persone laiche. Il Signore che ti chiama, ti chiama ad un dono totale di te! E quel “seguimi” significa appunto vivere tutto questo insieme alle persecuzioni. Ma Gesù è stato perseguitato per primo! E’ stato il primo a testimoniare cosa significhi essere chiamato dal Padre. E di tutto ciò che gli ha fatto male Egli ha risposto solo al Padre e di questo Padre fino in fondo ha fatto la sua volontà. Deve essere chiaro questo nel cammino vocazionale. Seguire Gesù vuol dire immettersi su una strada bella che finisce con la Luce ma che passa per la Croce!”

Un grazie particolare è giunto da Don Gaudioso a Mons. Milito per il  suo intervento che è stato essenzialmente un programma di vita personale, di vocazione che necessita di portare in sé  come bagaglio bello, come bagaglio spirituale, culturale, la ricchezza di Dio. Essere ricchi di Dio questo ci ha raccomandato più volte S. E. “L’animatore è credibile per quello che è non per ciò che fa! Questo – dice don Gaudioso – è straordinario. Quando viene vissuto nella Chiesa in maniera vera, in maniera bella, intensa, “chi lascia tutto per il tutto, tutto ritrova in altro modo”. E’ un gioco di parole straordinario è come voler dire Signore io sono con te, Signore io voglio seguire te, Signore io mi lascio trasformare da te perché è in te che io vivo, per te che io opero, è per te che io sono nella Chiesa! E’ vero, chi segue il Signore deve mettere in conto che ha a che fare con la persecuzione ma questa porta ad una ricchezza di fondo che è dono di Dio. Quando noi vediamo le persecuzioni come dono di Dio per maturare, per crescere, per trasformarsi a immagine e modello Suo siamo stati toccati da Lui e possiamo andare avanti in questa direzione”.

Un grazie di cuore va a tutti coloro che sono intervenuti, al Vescovo Mons. Francesco Milito e a don Gaudioso Mercuri per questa iniziativa e per l’amore, la cura e l’attenzione che mette nel suo servizio alla Pastorale Vocazionale e nel voler creare e diffondere una cultura vocazionale preoccupandosi che sia anzitutto “coscienza vocazionale!”.

 

Rosario Rosarno

 

 

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