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28/Ott/15

Lettera del nostro vescovo mons. Francesco Milito al sindaco di Polistena dott. Michele Tripodi sulla questione dell’Ospedale “S. M. degli Ungheresi”

Signor Sindaco,

con lettera in data 6 ottobre Lei ha voluto informarmi della Manifestazione popolare a difesa e salute dei cittadini che si terrà a Polistena il 24 ottobre dalle 9.00 per tutta la mattinata, confidando anche nella mia partecipazione.

La concomitante commemorazione a Reggio Calabria del X Anniversario della Canonizzazione di San Gaetano Catanoso – al quale la prima Parrocchia in assoluto fu dedicata proprio nella nostra Diocesi, a Gioia Tauro – unitamente ad altri presbiteri e fedeli mi trova già impegnato per l’evento religioso e, perciò, impossibilitato ad essere al Suo fianco e con il popolo dei convenuti. Nondimeno, mi consideri come presente nel mio Vicario Generale, mons. Giuseppe Acquaro, con i sentimenti che affido a questa lettera perché i motivi a base della Manifestazione sono da condividere sul piano regionale calabrese e su quello territoriale nostro pianegiano.

Non si può negare che ci troviamo a pagare senza sconti debiti contratti da politiche sanitarie per troppo tempo discutibili e fin troppo prodighe per interessi immediati, prive di quell’oculatezza che guarda al futuro con saggezza ed equità. Ora che una rigorosa manovra finanziaria va imponendosi irreversibile, ci si chiede se drasticità e tagli negli interventi vadano nella giusta direzione per il cambiamento di un’amministrazione controllata rispetto al passato e più efficiente riguardo al futuro.

L’insostenibilità dei pesi lavorativi, i recuperi e le supplenze che medici, ancora amanti del proprio lavoro, al quale hanno dedicato la vita come missione, per le continue emergenze a cui sono sottoposti, disegnano una realtà che non può durare a lungo, senza forti penalizzazioni. Aggravano la situazione i limiti posti alle strutture esistenti, il loro progressivo smantellamento, il rinvio a progettati nuovi Presidi sanitari, ma senza reali segnali di concreta realizzazione, per cui si finisce per intaccare dal profondo e indebolire lo spirito con cui si vorrebbe lottare per andare avanti. Venire a conoscenza che per Oppido e Locri, per Polistena e Gioia Tauro – per fermarci solo ad alcuni centri della Provincia – ci sono piani che lasciano molto perplessi, non può che allargare le riserve.

Un’altra, progressiva diffusa constatazione va oggi ricordata. L’aggravarsi della situazione economica, che attanaglia tante famiglie, le porta al dilemma nel dividere le ridotte entrate: se destinarle alla corretta alimentazione oppure all’acquisto di farmaci, spesso, per alcune patologie dai costi onerosi. Si finisce talvolta di non optare né per l’uno né per l’altro caso, o di privilegiarne uno al posto dell’altro, con smarcamento della qualità della vita che ha nella salute un bene primario.

Il principio che deve ispirare giusti piani d’intervento e razionalizzazione dei costi, tesi a interrompere logiche incomprensibili, non può che essere la ricerca e l’effettiva attuazione di un piano sanitario che assorba decisamente e superi i limiti del passato e lo sostituisca con alto profilo etico, volto ad oggettivi futuri comuni benefici. In una Regione, come la Calabria, fanalino di coda in tante classifiche nazionali, se dovesse aggiungersi anche quella della “mala” sanità – nel senso del disservizio pubblico –, sarebbe indice gravissimo di degrado morale prima che strutturale perché laddove la dignità della persona non è rispettata nei suoi diritti fondamentali – e quello della salute vi rientra – ben poco c’è da aspettarsi per una convivenza serena e una vita vivibile.

Se gli organi di governo preposti a tanta cura risulteranno di fatto deficitari, c’è da aspettarsi che altre forme di potere li sostituiscano più sollecitamente e subdolamente con una disponibilità che avrebbe dell’esemplare, se non fosse premessa certa per futuri indifesi contraccambi.

Uno studio preciso tra costi di ricoveri fuori regione e costi di assistenza in Regione non porterebbe a osservare che le spese finanziarie da sostenere altrove, risulterebbero forse anche più ridotte se impegnate da noi, sempre che si assicurino i dovuti servizi?

Nel campo della salute la nostra Chiesa fa tanto e continuerà, memore dell’avvertimento del Suo Signore che nel fratello ammalato è Lui che visita e accudisce, ma avverte sempre di più i limiti e le sfide quasi perdenti. Si pongono precisamente qui anche i gravi disguidi sofferti in tante nostre strutture assistenziali, e non lascia affatto tranquilli il pensiero per chi, come gli operatori in campo, ne subiscano i contraccolpi soprattutto per i mancati e ritardati adempimenti istituzionali. A rischio è la stessa possibilità di sopravvivenza di opere un tempo ispirate dalla più pura carità, sostenute con generoso disinteressato trasporto e dedizione, e che ora versano in condizioni critiche.

Auspico, perciò, che la Mobilitazione di Polistena, che intercetta diversi problemi, nel contribuire a far prendere coscienza sempre più precisa della propria collaborazione personale da dare a giuste lotte per legittime rivendicazioni, serva da aiuto e stimolo alla buona politica a farsi alleata dei buoni sentimenti per il bene di tutti.

RinnovandoLe il mio sostegno per la giusta causa, gradisca Lei e quanti oggi Le sono vicini cordiali saluti.

+ Francesco Milito, vescovo


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