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15/Dic/15

Il Vescovo nella festa della titolare celebra la Santa Messa nella Parrocchia dell’Immacolata Concezione in Polistena

Nella solennità dell’Immacolata il nostro vescovo. Mons. Francesco Milito ha visitato, come fa con piacere ogniqualvolta viene invitato, la Parrocchia dell’Immacolata Concezione di Polistena dove ha presieduto la solenne Concelebrazione in presenza del parroco don Elvio Nocera.

Nell’omelia dopo aver richiamato un inno di Romano il Melode sul mistero della Redenzione ha sottolineato come nella solennità dell’Immacolata noi contempliamo tre grandi miracoli, la presenza di Dio che viene nella storia mettendo da parte le leggi della natura per dare la sua, il concepimento di Maria, e più che la sua nascita dalla madre sterile e dal padre avanzato negli anni, lo stesso miracolo della vita che come ogni concepimento è espressione di una collaborazione d’amore e la vita che si sviluppa segno della stessa vita di Dio, e infine il concepimento immacolato di Maria, segno della presenza di Dio-Trinità che in lei, unica baciata dall’amore, in anticipo sottrae ciò che ogni creatura umana porta con sé, la ferita originaria dell’essere in rotta con Dio. Il vescovo, nel domandarsi come è possibile che un essere umano che nasce non sia toccato, non sia incontrato dal peccato d’origine, ha indicato la risposta nell’amore di Dio che in anticipo fa sì che lo stesso Figlio alla mamma dia il dono di quella salvezza che egli avrebbe portato. In Maria il Figlio applica la sua benevolenza, in questa Madre, figlia del suo Figlio, la Trinità scrive la concretezza del suo amore.

Di fronte all’esperienza del peccato e del male del primo uomo, da cui nessun uomo resta indenne, il vescovo ha affermato che tanto più uno vive la sua vita inserita nel Signore, tanto più ne resta immunizzato: nelle realtà spirituali se non c’è questo radicamento in Dio è impossibile andare avanti senza sperimentare il peccato, per questo l’uomo intelligente mai dovrebbe meravigliarsi del male compiuto dell’altro. Per questo la prima grande virtù sull’esempio di Maria redenta è coltivare l’umiltà del cuore che va di pari passo con l’affidamento al Signore. Per questo l’anno giubilare e la porta della Misericordia non potevano che partire da lei: è la mamma che ci porta al Figlio, lei che è la Vergine madre della tenerezza.

“Per questo – ha proseguito il vescovo – oggi nel mondo e per questa parrocchia si apre un anno di grandissima grazia, in cui siamo sollecitati ad entrare in noi stessi, a tornare in paradiso per capire perché ne siamo stati espulsi: abbiamo tutti bisogno di chiedere al Signore di che cosa mi illumini perché in te io possa vedere ciò che sono ed essere come tu mi vuoi”.

Il riconoscimento limpido di quello che siamo è, infatti, il primo passo per progredire sulla via della santità: da lì si parte per andare avanti. L’anno della Misericordia serve proprio per questo: alla riabilitazione personale e globale della nostra vita. A livello personale, dove l’altro è lo specchio del mio limite e questo ci aiuta a camminare insieme e a perdonarci insieme, a vicenda. A livello globale, come parrocchia, come comunità civile, domandandosi da che cosa il Signore debba liberarle per essere veramente se stesse.

Il vescovo ha detto che egli per questo sta pregando, perché la nostra Diocesi entri in una luce di vera trasformazione, vivendo nella logica dell’Immacolata, anzitutto nei confronti della vita, domandandosi come si può dinnanzi al miracolo fare un disastro della vita, anche se nella logica dell’Immacolata in quest’anno il peccato dell’aborto potrà essere assolto da tutti i sacerdoti, ma questo non come esperienza di riparazione, perché una vita eliminata ormai è eliminata, ma di recupero e di redenzione.

Da qui l’invito a tendere sempre verso il Signore, per rendere sempre più visibile la Trinità, come Maria che ci ricorda che ciò che per lei fu un privilegio unico per tutti deve diventare una grazia permanente, per essere, come dice san Paolo, “a lode della sua gloria”.

“Da lei – ha proseguito il vescovo – chiediamo insieme all’umiltà il dono del silenzio e della contemplazione. E nonostante i nostri limiti, non usciamo da Nazareth per sentirci ancora dire: ciò che all’uomo è impossibile è possibile a Dio”.


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