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20/Gen/16

AMCI Oppido Mamertina-Palmi

L’Associazione Medici Cattolici della sezione “San G. Moscati” della Diocesi di Oppido M. – Palmi ha organizzato, per ricordare la figura del Dottor Nino Di Certo, un Convegno dal Titolo “Malattia e sofferenza tra competenza e misericordia” che si è svolto il giorno 16 Gennaio c.a. presso la “Casa di Nazareth” in Rizziconi.

A moderare ed aprire i lavori è stata la Dottoressa M. Rechichi. A prendere per primo la parola è stato il Vescovo della Diocesi, Monsignor Francesco Milito, il quale, nel ricordare la figura del dottor Di certo, ha voluto sottolineare l’esempio da lui dato a tutta la comunità della Piana di Gioia Tauro dimostrando che vivere in piena misericordia la propria malattia e la conseguente sofferenza è il modo migliore per avvicinarsi sempre più a Dio e sentire costantemente la Sua presenza.

Si sono poi succeduti gli interventi dei Dottori Marsico, Corica, Zampogna, Barillà, Zappone, i quali hanno tracciato in maniera commossa la figura e la personalità del collega evidenziando la sua grande fede religiosa e la sua umanità dimostrata non solo nella sua attività professionale ma anche al di fuori di essa. Da qui la scelta da parte del Direttivo dell’AMCI, del quale faceva parte lo stesso Di Certo, di dare al Convegno il suddetto titolo affidandone la “Lectio Magistralis” al Professore M. Boscia, Presidente Nazionale dell’AMCI.

Dopo aver ricordato le conosciute ed apprezzate doti morali, professionali e cristiane del Dottor Di Certo, il Prof. Boccia egli ha evidenziato come allo stato attuale, sembri che ciascuno di noi faccia parte di un complicato meccanismo ove non esiste più spazio per sentimenti, amore, umanità, spiritualità. Il medico sembra avere smarrito l’importanza della vita interiore del paziente, dei suoi bisogni fondamentali e della giusta umanità fatta anche da frasi e gesti semplici. Da molto tempo, ha detto il Prof. Boscia, il medico, durante la propria attività lavorativa, ha perso di vista l’arte della comunicazione e della comprensione delle sofferenze patite dal malato. Umanizzare la medicina vuole dire infondere sempre speranza. Speranza, da parte del paziente, di non rappresentare solo un numero di cartella e di patologia. Col passare del tempo invero è venuta meno quell’abitudine del dialogo con il paziente. Il professore Boscia ha sottolineato come sia importante comunicare  direttamente con il paziente sia sulla patologia sia sui rimedi terapeutici o chirurgici a cui sarà sottoposto. Risulta necessario non snaturare quel rapporto umano e di fiducia col paziente che negli anni passati costituiva la prassi. Evitare quindi, di prendere decisioni al chiuso della propria camera escludendo il paziente e il suo stato di sofferenza fisica e morale.

Un tempo gli ospedali erano chiamati semplicemente “ospitali” perché invero destinati ad ospitare i malati. Erano luoghi ove si cercava di offrire il massimo della povertà o il massimo della ricchezza professionale ma sicuramente e sempre con la massima professionalità e umanità. Oggi i medici sono diventati “operai di stabilimenti” ovvero, detto in modo brusco, “operai della carne umana”. Bisogna sempre ricordare che il malato si rivolge e si affida al medico con la stessa fiducia con cui un bambino si affida ciecamente ad un adulto per attraversare la strada, per farsi guidare durante il proprio cammino di sofferenza. Il medico, ed in modo particolare il medico cattolico, deve sempre tenere conto che il dolore come la sofferenza che accompagnano la malattia fanno parte della realtà umana. La malattia tocca la persona nella sua dimensione corpo-spirito. Sofferenza e malattia quindi come esperienza dell’uomo nella sua interezza e nella sua unità somatico-spirituale. Nei rapporti di piena fiducia fra medico e paziente bisogna far risaltare questo rapporto corpo-spirito che non bisogna mai scindere.  La malattia è anche momento di prova per l’uomo. La sofferenza che comporta ogni malattia si presenta a ciascuno come mistero che pone degli interrogativi sul senso della stessa condizione umana. Il dolore e la sofferenza mettono la persona davanti al proprio percorso di vita, diventando perfino un’opportunità sia per la crescita personale sia nella relazione verso gli altri e verso Dio.

A chiudere il convegno è stato don Giuseppe Acquaro, Padre spirituale dell’AMCI della Diocesi di Oppido M. – Palmi il quale, conoscendo il Dottor Di Certo da quand’era ragazzo, ha voluto ricordare che fin da piccolo egli è stato sempre molto vicino alla Chiesa che frequentava con costanza ed assiduità. Questa sua abitudine alla fede insieme al bagaglio di pensieri e valori morali e cristiani hanno segnato la sua vita sia in ambito familiare che professionale. Ecco perché è da tutti oggi ricordato con affetto e stima. Ecco perché è e resterà nel tempo, nel cuore dei suoi pazienti, dei suoi amici, dei suoi cari familiari. 

Ugo Squillace


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