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Celebrata presso la Capitaneria del Porto di Gioia Tauro la festa di Santa Barbara, Patrona della Marina Militare e dei Vigili del Fuoco

In occasione della festa di Santa Barbara, patrona della Marina Militare e dei Vigili del Fuoco, in presenza di don Gildo Albanese, cappellano del Porto, il nostro Vescovo Mons. Francesco Milito ha presieduto giorno 2 dicembre la celebrazione eucaristica presso la Capitaneria del Porto di Gioia Tauro, incontrando autorità e maestranze.

Prendendo spunto dalle letture del giorno Mons. Milito nell’omelia ha invitato tutti i presenti a saper cogliere la presenza del Signore nelle realtà in cui siamo immersi quotidianamente. In questa visuale si inserisce il tempo di avvento che ci fa vedere come il Signore riesce a raddrizzare le realtà limitate, a risolvere situazioni problematiche: così nella lettura del profeta Isaia che evidenzia come fenomeni della natura negativi si trasformano in positivi, persone che hanno problemi, limiti fisici morali, come i sordi, i ciechi, vergono ricostituiti nello stato originale.

Richiamando il vangelo della guarigione di due ciechi, il Vescovo ha fatto notare come Gesù sposti l’accento sulla fede dicendo ai due ciechi: Credete che io possa fare questo e i ciechi rispondono “Sì, o Signore!” E il Signore di fronte alla loro vede risponde: “Avvenga per voi secondo la vostra fede”. Riflettendo sulla condizione di un cieco che ha perso la vista, il Vescovo ha messo in risalto che difficoltà in cui versa una persona cieca, soprattutto per il fatto di dover dipendere dagli altri. Ma Sua Eccellenza ha invitato i presenti a porsi una domanda: “Ma coloro che hanno la vista vedono realmente? Coloro che hanno la possibilità di vedere le bellezze della natura vedono realmente?”. Spesso no, a causa della loro cecità spirituale che è più brutta di quella fisica. “Quando nella nostra vita non riusciamo a guardare la realtà alla luce di Dio – ha detto il Vescovo – c’è da preoccuparsi perché siamo dei ciechi che camminano”. Allora la preghiera di questi due ciechi deve essere la nostra preghiera permanente: “Signore fa io, fa che noi vediamo, che andiamo in profondità alle cose”. Il Signore ci chiede una cosa grande: la fede. E la fede più forte e più vera è quella che viene dalla luce che ci dona il Signore perché ci permette di saperci muovere nella storia. La fede è come collirio per chi ha bisogno di tenere la vista allenata.

Mons. Milito a questo punto ha evidenziato come chi nella fede riesce a vedere le cose, dopo non può fare silenzio: quando uno è passato attraverso il buio della fede, la notte dello spirito dei grandi mistici, e si incontra con la luce, si può fare compagno di viaggio per chi si trova nello stesso problema, incoraggiandolo, sostenendolo con le sue parole: “Vedi io ti capisco, perché anch’io ho passato momenti così, ma sii sicuro che il Signore ti viene incontro, il Signore ti può risanare”. “La fede è – ha proseguito il vescovo – la luce della vita, la forza della vita per noi e anche per gli altri”.

Nel commemorare santa Barbara che proprio partendo dalla fede si è comportata da donna della fede e della luce il Vescovo ha infine invitato i presenti a pregarla e ad affidarsi a lei perché lei che con l’aiuto del Signore ha saputo superare tutte le difficoltà sia nostra compagna di viaggio. I santi questo ci fanno comprendere: che con la fede ogni esperienza può essere ben vissuta.

Il Vescovo nel ringraziare don Gildo e nel salutare il nuovo Comandante della Capitaneria del Porto, quanti collaborano con lui, le altre autorità militari e civili  presenti e tutti i tutti i fedeli ha invocato per loro il dono di una vista limpida e profonda per camminare nella luce, essere figli della luce e nel nostro piccolo dare luce altri, perché se in noi si riflette la luce del Signore veramente le tenebre si diradano e la luce si apre agli altri: “Siate nel vostro compito, nel vostro ruolo, nelle vostre mansioni luce gli uni per gli altri, e allora il gusto della fede nel Signore diventa un’esigenza a cui niente si sacrifica fosse anche la vita come ha fatto Santa Barbara e come i santi ci insegnano”.

 

Rosario Rosarno

 


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