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13/Mar/24

La salute diseguale – un convegno a carattere regionale dedicato alla memoria della Dott.ssa Francesca Romeo

Un importante convegno sul tema “La salute disuguale” si è svolto nella mattinata del giorno nove marzo presso il Centro Presenze di Barritteri di Seminara. Il convegno a carattere regionale, dedicato alla memoria della Dottoressa Francesca Romeo ,è stato organizzato dalla Associazione Diocesana San Giuseppe Moscati e dalla Associazione dei Medici Cattolici (AMCI) della Diocesi di Oppido-Palmi. A prendervi parte, alla presenza di S.E. Monsignor Giuseppe Alberti, sono stati il Dottor Rubens Curia, portavoce di Comunità Competente, il Dottor Salvatore Raso, Presidente AMCI Oppido-Palmi e don Antonio Martello, Assistente Regionale AMCI. A moderare il Dottor Roberto Zappone Consigliere Nazionale AMCI il quale ha aperto il convegno affermando che la salute in genere e quella fisica  e mentale, in particolare, rappresentano un bene prezioso per poter essere affidato, anche se indirettamente alla classe politica e che la partecipazione attiva di ogni cittadino è indispensabile ai fini della costruzione di una società che ha a cuore il bene e la tutela della salute della popolazione. Ha preso poi la parola S.E. Monsignor Alberti il quale ha sottolineato la preoccupazione del mondo della salute calabrese di fronte a problematiche riguardanti l’autonomia e la situazione di degrado del territorio senza distogliere lo sguardo dalla salute disuguale che comunque presenta diverse sfaccettature che non fanno altro che ledere i diritti sacrosanti alla salute Ha poi voluto lodare l’attività svolta sul territorio ed in campo nazionale da parte dei medici cattolici che rappresentano, ha detto, un valore aggiunto di una vita vissuta giornalmente con professionalità ed umanità. Il Dottor Curia, poi, nel suo articolato intervento ha menzionato il libro di Michael Murmot “ Le disuguaglianze danneggiano la salute” al fine di dimostrare che lo status sociale e le disuguaglianze hanno un legame con l’aspettativa della vita e le condizioni della propria salute.Ha riportato poi gli allarmanti  dati riportati dallo Svimez sulla economia e sulla società del Mezzogiorno non trascurando di rivolgere la sua attenzione sul SSN Calabrese ponendosi la domanda se si tratta di un sistema o invece di un insieme  diverso di realtà positive e negative che alla fine non fanno sistema. Certo che è la Legge dovrebbe consentire l’universalità, l’eguaglianza e l‘equità di accesso alle prestazioni sanitarie, nonchè garantire l’informazione, la partecipazione dei cittadini e la globalità della copertura assistenziale. Sistema di salute Calabrese, ha detto, che deve rispondere ai bisogni di salute dei singoli, alle aspettative di vita  di 54,7 anni contro i 67 di Bolzano, all’utilizzo del disavanzo dei Fondi Covid di 61 milioni di euro, no spesi oltre il 60% dei 170 milioni di euro. Avanzo legato sia alla tassa del Commissariamento sia al fatto che non vengono spesi i Fondi per i LEA per cui le proposte di Comunità Competente  si basano sulla creazione di una sanità a misura di persona e sulla valorizzazione di una filiera positiva costituita da prime cure a domicilio, da strutture sanitarie territoriali intermedie, da una rete ospedaliera che deve funzionare nella sua  interezza. Inoltre sono importanti, ha detto, le iniziative che destituzionalizzano il paziente come il Budget di salute “per le patologie attinenti alla salute mentale” per la disabilità. Comunità Competente ha inoltre ottenuto che sia istituito un Tavolo Tecnico per il budget di salute in cui dovranno essere presenti gli operatori del Settore e le Associazioni dei familiari e degli stessi pazienti.

Un momento di vera, sentita commozione i partecipanti al congresso lo hanno vissuto quando il dottor Zappone nel ricordare la figura della dottoressa Romeo ha ceduto la parola al marito, il dottor Napoli il quale nel ricordare le doti umane e professionali della propria consorte, alle soglie della pensione, ha voluto con forza sottolineare l’importanza che le donne nello svolgimento della loro professione medica non vengano lasciate sole in postazioni dell’entroterra poco sicure col rischio di venire malmenate o addirittura uccise. Ha preso quindi la parola il Dottore Raso il quale ha detto che bisogna riaffermare con forza il principio di rispetto reciproco fra medico e paziente, che occorre ristabilire l’alleanza e tendersi la mano tra chi lotta e si impegna per salvare una vita e chi, fuori dagli ospedali vive momenti d’angoscia per la sorte del proprio congiunto. Ciò, ha detto, è possibile solo se vi è l’educazione ai sentimenti che deve iniziare sin dall’età scolare perché si tratta di un problema essenzialmente culturale. Occorre poi recuperare la centralità del malato e mettere la classe medica ed il personale infermieristico in condizioni  di lavorare in piena sicurezza come auspicato in precedenza dal Dottore Napoli, basti pensare che nel 2023 sedicimila sono stati gli episodi di violenza contro la classe medica. Il Dottor Bonacci, Presidente Regionale AMCI, nel tracciare le tappe della nascita dell’Associazione nei suoi ottanta anni di vita, ha detto che i medici  in genere ed i cattolici in particolare, devono oggi più che mai far sentire la propria voce attraverso testimonianze della propria Fede nei riguardi della vita in tutto il suo percorso dalla nascita sino alla morte garantendo a ciascuno una prestazione sanitaria che non contempli diversità di trattamento. A chiudere i lavori don Antonio Martello il quale ha voluto subito mettere al centro dell’attenzione l’importanza che assume il rapporto medico-paziente inteso non solo come ammalato ma anche e soprattutto come individuo portatore di sentimenti ed affetti. Curare il paziente vuol dire parlare con lui, cercando di percepire il mistero che sta in lui che diventa forza materiale e spirituale. Il medico insomma deve costruirsi una forza più stretta ed intima per cui deve incontrarsi con tale realtà per essere  non contemplativo del mistero insito nel paziente che vive nella sua fragilità. Bisogna accogliere il paziente con amore e carità spogliandosi della veste di semplice curatore dei malanni ed assumere la veste di curatore  anche dello spirito. Bisogna che il medico ragioni e lavori non per il paziente ma con lo stesso paziente per cui la vita, la propria attività lavorativa lo porta a percorrere il suo cammino professionale verso conoscenza e scienza. Spesso il medio si trova di fronte a situazioni mediche difficili ma dal suo approccio col paziente, dal suo ascolto riesce a trarre una profonda felicità legata proprio alla conoscenza di quel mistero insito nella personalità del suo paziente. Solo così si potrà parlare di non banalizzazione dell’incontro poiché il medico ha già insito nel suo stesso DNA la capacità di intrecciare conoscenze scientifiche con conoscenze sociali e spirituali. Durante il suo intervento don Martello ha parlato anche di alcune importanti dimensioni del corpo, carta  di identità del paziente che parla, che gli permette di conoscere le sue angosce, le sue preoccupazioni, le sue paure. Cose, queste che finiscono per dare un senso alla stessa malattia. Bisogna che il medico agisca col suo paziente non come azione dell’uno verso l’altro ma l’uno per l’altro facendo sì che la cura passi dal singolo alla comunità attraverso una rete di assistenza che consideri l’essere umano non come costituito da varie parti anatomiche ma come una sola inscindibile unità di front alla quale devono conferire le varie conoscenze medico-scientifiche.

Ugo Squillace